i chilometri con Newton…

Ogni tanto tocca fare i conti… un po’ con tutto …

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EmbrunMan 2013 the triathlon odissey

EmbrunMan è una di quelle gare che mentre la fai hai molto tempo per riflettere. Per un “razionalizzatore” estremo e consapevole come me, si arriva a capire che ci diamo delle ragioni (apparentemente logiche) per coprire errori e contraddizioni. Parentesi psycho finita.

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La gara per me è iniziata durante la notte, sarebbe dovuta partire alle 6:00, ma io alle 2:30 del mattino ero sveglio, con una lieve ansia e con zero voglia di far fatica. Credo di sapere cosa mi abbia fatto partire, e credo lo immaginiate pure voi che leggete. In un modo o nell’altro, sono sceso dal letto del mio Westfalia, mi sono preparato la colazione, mi sono meticolosamente preparato tutte le mie cose e verso le 5:00, ho salutato Francesca e me ne sono andato con la mia cassettina in dotazione.

Tutti in silenzio, in fila per entrare alla zona cambio, siamo 1200 in un clima calmo e ovattato. Io sono in terza fila, numero 85, ci sono telecamere e giornalisti che cercano di captare quei momenti davvero intensi. Alle 5:50 partono le donne, un colpo di pistola nella notte fa capire che manca davvero poco. Ore 6:00, sono stranamente nelle prime file, vedo le boe luminose sulla mia destra e ora tocca a noi, partiti. EmbrunMan frazione nuoto, un delirio di gente che nuota uno sopra l’altro. Immaginate 1200 persone che partono di corsa, si tuffano in acqua, nuotano come forsennati e dopo nemmeno 200 metri si devono stringere tra due boe larghe appena 50 metri.

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Sono comunque 2 giri, quando arrivo alla strettoia, sulla destra respirando da quel lato vedo e sento la gente che urla, un tifo pazzesco, il fragore dell’acqua, le urla, le botte che prendi da non sai nemmeno chi, ti fanno capire tante cose, se non ti fai prendere dal panico.

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Due giri, 3800 metri, un ora dieci minuti di delirio, esco finalmente dalla tonnara. La gente urla ancora, sono tutti pazzi per noi, io cerco di fare le cose per bene, fa freddino 13 gradi circa, dentro in acqua si stava meglio, tolgo la muta e comincio a vestirmi, in bici sono freddoloso ( non ho nemmeno più vent’anni ) e metto 2 strati sopra il body più manicotti e una fascia per la testa che mi copre le orecchie.

Pronti via, frazione bici 188 km con tanta di quella salita che probabilmente di più non era possibile altrimenti l’avrebbero fatto. L’uscita della zona cambio mi fa pensare al Tour de France, appena fuori dalle transenne la gente è incredibile, tutti sono li ad aspettare che passi, sei in salita, mi guardo attorno attonito da tutte quelle persone che mi applaudono, intravedo Carlo e Francesca e sento: dai Michiiiii !!!.

Da li in avanti, mi metto il cuore in pace, se mi va bene so che almeno 7 ore dovrò farmele, Il percorso è molto bello, si esce da Embrun salendo verso nord, si passa sopra il lago di Serre Poncon fino quasi a Chorges, si torna nuovamente a Embrun dove un’altra folla di gente ti tifa come fossi alla Grande Boucle. Si prosegue con un continuo saliscendi sino a Guillestre e da li si sale al mitico Col de l’Izoard a 2400 metri . Da Guillestre fanno più di 30 km di salita interminabile ma incredibilmente spettacolare.

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Sopra il paesaggio è lunare, c’è il ristoro con i sacchetti personali, mi fermo, chiedo il mio sacchetto e l’addetto mi dice qualcosa in francese, non capisco, o meglio non voglio capire, NON C’E’. Il mio sacchetto è andato perduto, boh, mi ero mangiato dei panini prima della salita, avevo i rifornimenti fino a li, ma da li in avanti avrei voluto i miei ca..o di panini al prosciutto e formaggio. Non avevo voglia di mangiare gel e barrette, purtroppo non avevo scelta, ho fatto una scorta di barrette dal tavolo del ristoro e sono ripartito. Impreco in svariate lingue ma poi la lunga e veloce discesa fino a Briancon libera completamente dal traffico, mi fa stare concentrato.

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Da Briancon si torna finalmente verso Embrun, anche se mancano ancora 70/80 km, certo non di pianura, ma ti pare. Poco prima di una deviazione mi affianca un pick-up bianco, sono Geppy e Alessandra che erano a Briancon stanno venendo a Embrun per vedermi arrivare, felicemente li saluto. Mangio barrette, bevo moltissimo e continuo a cambiare le borracce che ci danno ai numerosi ristori, ci sono ancora delle salite impegnative prima di metter giù la bici e dopo devo correre 42 km, si devono tenere le energie da conto.

Sette ore 19 minuti, più o meno quello che avevo previsto, arrivo in zona cambio e con calma metto giù la bici, mi siedo sulla sedia bianca di plastica e vedo Francesca Carlo e Ginevra che mi guardano da fuori. Mi chiedono se va tutto bene, (forse perchè mi vedono un pochino stravolto) gli dico che ho mal di testa, Francesca mi dice: corri che ti passa, Carlo invece mi urla alzati mezza sega ! A quel punto mi alzo e comincio a correre, le gambe sembra girino pure bene, non ho crampi e i primi chilometri mi devo trattenere per non andare troppo forte, 42.195 metri sono lunghi. Faccio i primi 10 chilometri senza accorgermene, arrivo a 15 e tutto va bene, bevo acqua mangio un gel di carboidrati ed ecco che arriva la sfiga, mal di pancia, devo fermarmi, toilette non ce ne sono e mi nascondo dietro un boschetto. Da quel momento è stata una vera odissea, 35 km sono lunghissimi in quelle condizioni, soltanto la gente che tifava e il sapere che tanti dietro di me facevano fatica quanto me mi hanno fatto arrivare alla fine, finisco in 13 ore e qualche minuto, ma comunque finisco.

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Le fatiche danno una bella mano a fare i conti con se stessi. Rispettiamo chi ha voglia di farlo. Grazie a tutti.

Challenge Rimini 2013

26 maggio 2013

Eccoci al  primo vero Triathlon della stagione, un K113.

Rimini avrebbe dovuto essere la certezza del sole, spiaggia e caldo… Di certo non mi aspettavo che la sera prima della gara ci fossero 8° con pioggia. Al mattino alle 6 quando ho aperto la tenda del mio Westfalia ancora piove e c’é parecchio vento. Penso alla mia bici che ha passato tutta la notte benché coperta al freddo e al gelo e che tra qualche ora devo entrare in acqua.

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Faccio colazione avvolto nel sacco a pelo di piuma svegliando il mio amico Gabriele che dorme al piano di sopra poi mi cambio velocemente e ce ne andiamo nel primo bar aperto a prenderci un caffè. Di certo le condizioni meteo non invogliano, ma sono fiducioso, il meteo da un cambiamento attorno alle 10 ed io non posso fare altro che crederci.

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La zona cambio apre alle 07:40, ci sono 1200 bici coperte sotto un cielo plumbeo, non ci si mette poco dall’entrata ad arrivare alla mia nr. 784 e mentre lo faccio cerco di memorizzare la posizione. Preparo le scarpe da bici attaccate con gli elastici, quelle da corsa dentro un sacchetto, i miei carbo-gel, una maglia e un gilet da bici per il freddo, una mantellina per la pioggia, gli occhiali con le lenti gialle, un berrettino per correre e infine gonfio a 9 Bar le gomme.

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Ok tutti in spiaggia, muta bella chiusa, mi avvolgo anche una mantellina di alluminio per stare caldo che fa il suo effetto, come al solito provo l’acqua tanto manca mezz’ora alla partenza, la corrente è molto forte e l’onda è parecchio alta, secondo me uno o due metri ci sono. L’onda il mare e il freddo sono l’argomento ufficiale della mattina, tutti non parlano d’altro, che traiettoria prendere, la boa non si vede nemmeno quando nuoti ect ect.

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Ci siamo, partenza categoria M1 ore 9:45, si parte in ritardo di 15 minuti, tromba da stadio … VIA !

Nuotare in un mare come l’adriatico già non è tra le esperienze più belle, se poi è mosso e la boa che devi raggiungere non la vedi se non quando l’onda ti alza, allora può essere che ti vien voglia di tornare indietro e confesso di averci pensato. Non so quante centinaia di metri in più ho fatto, la traccia GPS vista dopo non è proprio dritta. La prima boa ho fatto davvero fatica a raggiungerla con la corrente che mi spingeva di lato, ho dovuto fermarmi parecchie volte per capire se stavo andando dalla parte giusta e ho bevuto anche parecchia acqua salata cercando di farlo. Nonostante tutto sono ritornato alla spiaggia finendo la frazione.

Esco dall’acqua e c’è il sole, non ci posso credere, tolgo la parte sopra della muta e lo sento sulle spalle che mi scalda, corro alla zona cambio che non è vicina, arrivo finalmente alla mia bici, mi preparo lasciando volutamente sul posto la mantellina (sono fiducioso e al massimo me la prenderò con chi ha fatto il meteo) e saluto Gabriele. Il percorso bici parte percorrendo tutto il lungo mare di Rimini verso sud quasi fino a Riccione poi si entra verso gli Appennini, da li un saliscendi continuo. Il percorso è molto bello e completamente chiuso al traffico, le salite sono poco impegnative e le discese veloci. Novanta chilometri tra colline, sole, mare sullo sfondo e vento per lo più contrario. Le medie non salgono molto ma riesco comunque a chiudere attorno ai 31.

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Gli ultimi 10 km circa sono tutti da Riccione verso Rimini, tutto sul lungo mare e tutti controvento, la temperatura ora è decente, comincio a togliermi i guanti e i manicotti, arriva la zona cambio, scendo al volo dalla bici e per non sbagliare il posto, controllo velocemente il mio pettorale. La lucidità non è al massimo e la zona cambio e talmente lunga che non è difficile sbagliare.

Pochi secondi e mi ritrovo a correre, la “mia” frazione, ossia quella in cui me la dovrei cavare meglio. Parto come un disperato, le mie gambe confermate dal mio Garmin mi fanno capire che devo rallentare, 3:45 non posso di certo tenerlo e infatti pian piano trovo il ritmo giusto. Alla grande rotonda di Piazza Fellini incontro Mario Brioschi da Lecco che mi batte il 5 e mi incita. Il percorso è tutto sul lungo mare, il vento all’andata e contrario e devo girare il mio berrettino. I ristori sono ovunque, spugnaggi, tutto piatto, passa velocemente e felicemente. Sono sotto le 5 ore di 6 minuti e passo il traguardo. A destra e sinistra ci sono due “cheerleaders” (quelle che vediamo agli stadi di football americano) le guardo e mi viene da ridere, poi bevo dell’acqua, mi infilano la medaglia da finisher e penso alla prossima.

Grazie a tutti.

2013, nuovi obbiettivi, nuovi orizzonti…

Si parte con il Challenge di Rimini, 26 maggio, un mezzo IronMan e una grande occasione per “correre” con i veri BIG, faccio 2 nomi:  Chris Mc Cormack e Daniel Fontana. Circa un mese 23 giugno, ed ecco una gara che adoro e che farò per la terza volta, IdroMan, ovvero “Alive to Hell” , un’altro mezzo IronMan con una traccia in bici di 3000 mt di dislivello attivo. Poco meno di un mese 24 luglio “Le Triathlon de Longue Distance EDF de l’Alpe d’Huez”, distanza anomala, 2,2k nuoto, 115 km in bici e 22 km di corsa, una prova che mi porterà dritto per un’altra gara in terra Transalpina, 15 agosto il mitico EmbrunMan, distanza IronMan 3.8km swim, 188 km bike con 5000mt i dislivello attivo e 42km run. Forse poi mi riposerò…

Dimenticavo K113 Italy Man, Lecco 25 Agosto, se sopravvivo…

Si torna a correre …

Quattro mesi e mezzo senza correre, solo nuoto e bici. Una tendinite all’achille più una borsite mi avevano fermato. Cause ? Mah, c’è chi dice sovraccarico, chi scarpe, chi i Maya. Quello che conta è che da una settimana ho ripreso, per ovviare ho pure fatto un acquisto di una scarpa un pò più protettiva delle mie solite Newton, “forse” meno adatte ai lunghi che dovrò intraprendere nei prossimi mesi. Sono tornato praticamente alle miei prime scarpe di qualche anno fa, Saucony Jazz 15. Non sembrano male, anche se mi devo abituare ad affondare in tutta quella gomma, forse mi proteggeranno un po’ meglio. Per gare, ripetute continuo con Newton, non c’è paragone come reattività.

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La novità è che per il 2013 per la terza volta provo ad iscrivermi ad una Maratona, Milano City Marathon ad Aprile, poi un pò di recupero e poi via con i Triathlon che quest’anno si preannunciano molto cattivi. Ho paura persino a scriverli tutti assieme ma l’intenzione è sotto descritta con tabella di come andranno i miei allenamenti durante i primi 8 mesi dell’anno 2013. Come disse quel bimbo nel film di Lina Wertmüller “Io speriamo che me la cavo”.

GRAFICO ANDAMENTO TRAINING 2013

Olimpico di Sarnico 2012

Voglio iniziare questo “report” di gara con un paio di domande (un pò polemiche). Per fare un uscita di allenamento impegnativa uscireste mai in agosto alle 11:30/12:00 ? Esiste un orario peggiore per fare partire una gara di Triathlon Olimpico impegnativa come Sarnico in Agosto ?

L’Olimpico di Sarnico (1,5 km a nuoto, 40 di bici con un migliaio di mt. di dislivello e 10 km a piedi con svariate salite impegnative) è probabilmente uno dei più impegnativi della distanza.

Prima batteria, partenza ore 11:35, a seguire le altre, io, che sono in terza, parto dopo circa 15/20 minuti. Il sole è molto caldo, lo sento nella schiena protetta dalla muta, nuoto tra alghe marine e piante che, causa livelli straordinariamente bassi del lago, affiorano nel percorso. Si passa sotto il ponte di Sarnico, si esce per circa 600 metri, si effettua una diagonale per raggiungere l’altra sponda e si rientra nuovamente da dove si è usciti. Toglo la muta, prendo la bici e via per mille avventure.

Borraccia di sali temperatura 40 gradi circa ( il primo sorso quasi mi fa cadere dalla bici ), 13 km di rettilineo lungo il lago, direzione nord-est fino a Tavernola, da li, salitone di 8km circa, pendenze costanti tra l’8 e il 10%, quello a mio parere è il meno, solo che è circa l’una del pomeriggio, ho visto gente traballare stile Fantozzi alla Coppa Cobram. Fortunatamente la bici è “il mio forte” e supero brillantemente la salita, la discesa è lunga ma resto concentrato e recupero qualcosa anche li. Gli ultimi chilometri (13) per tornare a Sarnico, come se non bastasse, soffia un vento contario. Ho superato un paio di concorrenti con la faccia visibilmente demotivata, uno del Triathlon Vicenza quando mi affianco mi dice ” Ghe mancava soo el vento”.

Arrivo di nuovo a Sarnico, la borraccia di sali l’ho finita anche se sognavo ghiaccio e granite siciliane alla frutta, mi metto le scarpe da corsa e riparto per i 10 km finali. Cerco di capire subito dov’è il ristoro con l’acqua, sono al limite della disidratazione e finalmente dopo la prima salita un ricco ristoro di acqua, sali e spugne mi accoglie, mi fermo qualche secondo e mi riprendo. Cerco di tenere un ritmo decente anche se il mio tendine specialmente in salita fa male da farmi zoppicare, resto concentrato e ad ogni ristoro prendo acqua e mi bagno.

Vedo finalmente l’arrivo, dopo due ore e quarantasei minuti di gara mi tuffo nel ricchissimo ristoro dove devo ammettere non mancava nulla, frutta a volontà, bevande di ogni tipo e dolci.

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(foto di Francesca Maggi) Nello slide: alcuni amici e compagni di fatiche.

Per tornare alla polemica iniziale, una cosa mi ha sensibilizzato, le sirene delle ambulanze che andavano avanti e indietro per il percorso gara, se volevate far fare un esercitazione al 118 ci siete riusciti bene. La gara nel complesso è stata organizzata molto bene, dalla zona cambio ai ristori, dal pacco gara molto utile alla viabilità delle strade, ma non capisco davvero, perché non si poteva partire al mattino alle 8:00. Per il resto W i casoncelli di Sarnico !

Recensione Newton Gravitas 2012

Ho acquistato la Gravitas 2012 appena arrivate in negozio. Dopo averne consumate 2 paia vecchie (mod. Azzurro) sinceramente non aspettavo altro. Non l’ho usata molto, infatti ho aspettato di raggiungere almeno 200 km prima di scrivere qualcosa.

Partirei con dire cos’è cambiato dalla vecchia Gravitas. Abbastanza direi, la scarpa presenta un nuovo modo di allacciatura, la pianta inizialmente sembra più larga ma non lo è, per chi come me ha il piede magro con poco collo, si troverà sicuramente meglio, l’effetto cerniera dell’allacciatura non avviene più. La mescola è un pò differente, hanno eliminato i due rinforzi sul tallone e a mio parere diminuito ulteriormente il dislivello tra anteriore e posteriore. Qualche grammo in meno sulla bilancia, 274gr la nuova, 280gr la vecchia (misura 10 cm28).

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Ammortizzamento pressoché simile alla vecchia, scarpa veloce e reattiva, peso ideale per allenamenti medio lunghi, ma attenzione, completamente neutra questa volta. ( non ha alcun tipo di correzione per pronatori e supinatori). Solita tecnologia e suola identica alla vecchia ACTION/REACTION. Provata anche su sterrato, ammortizzamento molto buono anche su terreni difficili.

Infine, visto il prezzo (174 euro), esteticamente molto più bella rossa.

Ultimo consiglio, se comprate una qualsiasi Newton, non andateci a correre subito 10/15 km.

Sarnico – Parzanica

Il 26 agosto ci sarà L’Olimpico di Sarnico, gara NO-Draft (che preferisco) con salita impegnativa (che apprezzo). Stamattina sono andato a provarla, impressioni ?

Salita:

Arriverà dopo circa 12km da Sarnico. I primi 2,5 km ( 3 tornanti ) abbastanza impegnativi, la salita è costante e non molla molto nemmeno sul tornante pendenza attorno al 10%. Subito dopo un tratto di 500 mt c.a. che fa respirare, ma poi altra impennata simile alla prima di un chilometro che “spiana” leggermente sino al 6°. Qui arriva, secondo me il tratto più duro, gli ultimi 2 km attorno al 10%. si raggiunge il paese e si scende dall’altro lato.

Discesa:

La discesa è lunga e abbastanza sconnessa, l’asfalto non è dei migliori, parecchie buche ed asfalto rovinato, ricordo solo un paio di curve bruttine e ceche, per il resto la discesa non è velocissima data la poca pendenza. Se si vuole tenere una buona velocità bisogna pedalarla.

Rapporti:

Io ho usato un 39/24 per quasi tutta la salita, ho tirato giù un rapporto quindi il 21 nel tratto finale che spiana. Avevo anche un 28 ma l’ho solo guardato negli ultimi 2km. Se si tira troppo la prima parte si rischia di usarlo.

Con una compact secondo me l’ideale è 34/21-25.

Ci si vede a Sarnico !

Dimenticavo questo è il link della traccia Garmin.

ALIVE TRIATHLON OLIMPICO DEL LAGO D’ISEO

Mi era già capitato di pensare al ritiro in qualche gara di triathlon, per lo più nella frazione di nuoto, ma non mi era ancora capitato di pensare al ritiro in tutte e tre le frazioni. Lago d’Iseo, Triathlon Olimpico (1,5km a nuoto, 40 km di bici e 10 km  di corsa), la giornata non prometteva bene, nel senso che il meteo non preannunciava nulla di positivo, infatti, le temperature erano scese da quasi 30 gradi del giorno prima ai 12.

Visto che le sfighe non arrivano mai sole la pioggia e il vento facevano da contorno. Ore 12:30, si parte dal porticciolo di Iseo, acqua 16°, piove, il vento sposta le bici in zona cambio ed io come tutti i miei compagni di gara tremiamo dal freddo nonostante la muta. In quei momenti credo che l’unica cosa che mi fa dire: dai Spiller non ritirarti, è che non sono l’unico in quella condizione. Vabbè si parte, l’acqua oltre ad essere fredda è anche fetida, puzza di gasolio di barca. All’andata va abbastanza bene, mi accorgo di avere l’onda seppur un po’ lateralmente, che mi spinge. Giro la prima boa, l’onda è a mio favore, giro la terza boa ed ecco il vento e l’onda sono contro, non vedo l’ora finisca tutto. Non c’è modo migliore per scoprire se piove che guardando l’acqua, infatti lo vedo molto bene.  Quando esco dall’acqua (posizione 124) tolgo la muta mi infilo un giacchino senza maniche, un anti acqua e parto per le mille avventure dei 40 km. Piove cazzo, fa freddo, ho i piedi gelati, la mascella mi fa male e faccio fatica ad aprirla. Vado forte specialmente quando inizia la salita, forse perché vorrei scaldarmi ma non ci riesco, la pioggia è veramente forte, un tornante la senti dietro che ti spinge assieme al vento il tornante dopo è di fronte imperterrita. Finisce la salita ed ecco la discesa, ora si che fa veramente freddo, l’asfalto in discesa è oltretutto sporco, non conosco il percorso e cerco di non esagerare come al mio solito. Arrivo ad un tornante ed ecco che frenando sento la bici partire, mollo un po’ i freni e resto in piedi per miracolo, ci mancava solo di prendere le misure della curva con il mio culo. Ora vado un po’ più piano, anche perché più forte vai più fa freddo, arriva il tratto finale, ondulato, trovo un compagno che tiene il mio ritmo ed andiamo insieme alla seconda transizione. Mi accorgo che sono talmente infreddolito che ho perso anche lucidità, ora però mi tocca la corsa e forse mi scaldo. Tolgo le scarpe da bici, le mani tremano come se avessi la malattia di Benigni nel mostro, i piedi fanno fatica ad entrare nelle scarpe da corsa, ma riparto più forte che posso. Ci metto 3 o 4 chilometri per scaldare i piedi poi finalmente ricomincio a sentire le dita e finalmente mi scaldo. Faccio gli ultimi chilometri i progressione, ora sto abbastanza bene ma è finita, sono 48°, 5° della mia categoria, 2 ore 36 minuti di sofferenza pura. All’arrivo trovo un ricco ristoro, mi abbuffo di liquidi e cibarie varie, siamo tutti gelati, guardo in faccia uno che è arrivato di poco davanti a me e gli dico: ma perché lo facciamo ? Guardo il cielo, ha smesso di piovere, esce il sole. Grazie.

Triathlon/Duathlon Sprint di Sanremo

Era prevista pioggia, poi sole, poi vento, poi in zona cambio mentre tutti si stavano infilando la muta lo speaker dice: La capitaneria di porto non ha dato i permessi per nuotare quindi il Triathlon Sprint di Sanremo diventa un Duathlon. Avevo la muta quasi infilata del tutto, me la tolgo al volo e penso, cazzo devo farmi un 5000 tra poco meno di 15 minuti, sarà meglio che mi scaldo. Nelle mie condizioni, però, ci sono tutti quindi non mi preoccupo più di tanto, basterà partire non troppo a cannone per non fare danni.

Comunque ad un certo punto comunicano che saremo divisi tre batterie, dall’uno al 70, dal 70 al 140, poi tutti gli altri, ad un minuto di distacco per batteria. Ok sono in seconda, la prima va, un minuto dopo tocca a me, parto davanti con un paio al mio fianco, dopo due trecento metri siamo davanti in tre con il gruppo dietro, nemmeno un chilometro dopo riprendiamo gli ultimi della prima batteria, cerco di correre sciolto risparmiando più che posso, i miei pensieri vanno al Poggio della Milano-Sanremo, quindi dico: calma. Ora siamo io e un ragazzo (cat. S2), resto con lui fino a quando riprendiamo un gruppo di 7 – 8, questo è buono per dopo penso, con il vento che c’è in bici devo trovare un gruppone. Mancano poche centinaia di metri al primo 5000, entro in zona cambio, prendo la bici e via. Sono in un gruppo di circa 10 ciclisti, urlo a tutti di darci cambi veloci, fortunatamente tutti collaborano e arriviamo senza nemmeno accorgerci all’inizio della salita al Poggio, la salita non è di fatto impegnativa, è lunga 4 km con una pendenza media del 3,7% fino ai 169 metri dello scollinamento, ma vi assicuro che farla “a tutta” con rapporti praticamente da pianura arrivati in cima le gambe bruciano di bestia.

Arrivo in cima al poggio insieme a tre ciclisti,  allo scollinamento mi superano, bevo un po’ dalla borraccia, faccio il tornante e mi tuffo dalla discesa, è tecnica ma l’asfalto è bello e la moto davanti ferma tutti e suona all’impazzata, recupero quasi subito i due in fuga, li stacco e, finita la discesa sono da solo. Ho il vento alle spalle ora ed arrivo in zona cambio ancora solo, metto giù la bici e parto per gli ultimi 2500 metri.

L’andata ho il vento a favore, sono solo e cerco di far girare le gambe per quel che posso, non me ne accorgo nemmeno e ad un tratto arriva il traguardo, 1h03 minuti a manetta !!! 25° assoluto, 4° cat. M1. Alla prossima, i Campionati Italiani di medio a Barberino Mugello il 1° Maggio.

PICS BY FRANCESCA MAGGI