la Francia, le sue salite e il rispetto per il ciclismo

Oggi sulle Hautes Alpes la temperatura è ideale per un uscita in bici da corsa. Sono a Les Orres, 1800 mt sul livello del mare, 15 km da Embrun in Francia. Ore 8:00, comincio il mio tour con la discesa verso Embrun, l’idea è di girare attorno al lago di Serre Poncon, già che ci sono farmi la tappa della cronometro del Tour de France di mercoledì 17 luglio fino a Chorges, scendere all’estremità sud del lago e tornare poi verso nord passando nuovamente per Embrun. Ho calcolato i chilometri con una cartina del luogo e più o meno dovrebbero essere 140, non ho calcolato il dislivello ma come al solito non ci penso.

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Attorno al lago di Serre Poncon non ci sono altro che montagne, la pianura non è contemplata. I paesaggi sono incredibili, molto verde, strade poco trafficate, le auto che arrivano dietro, rallentano, si accertano che non arrivi nessuno in senso opposto e poi mettono la freccia per superarti, incredibile. Ci sono persone che quando ti vedono in salita ti incoraggiano, sorridono e ti salutano, capito ? Comunque il tour continua, arrivo all’estremità ovest del lago e mi fermo un momento a consultare la carta geografica. Sono in una piazzola di sosta e dopo pochi secondi dalla direzione dove dovrei proseguire arriva un ciclista, anzi una ciclista, età apparente 50. Chiaramente ci salutiamo e da li a poco arrivano anche altre due donne, la prima arrivata ha le prolunghe e io dopo avergli chiesto delle info per il percorso da seguire gli chiedo se è una triathleta. Quella con le prolunghe prova a dirmi qualcosa in inglese ma non capisco, così l’amica vedendola in difficoltà mi guarda e dice: ha fatto 10 volte EmbrunMan e l’ha vinto 2. Gli faccio i complimenti ( anche se dovrei inchinarmi ) e dopo avermi chiesto se lo farò quest’anno rispondo di si e che sono li per visitare la zona.

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Mi sorridono, promettono che saranno sulla salita del Col dell’Isoard per tifarmi e ci salutiamo. Tra salite e discese il mio tour riprende, l’emozione che mi trasmette la bicicletta in questi luoghi è amplificata da molte cose, è come se ci fosse qualcosa di magico tra queste montagne e questi fiumi impetuosi. Torno verso Embrun, l’ultima salita di 15 km mi attende, la faccio pensando a questi due Triathlon d’estate Francese, 24 Luglio Triathlon dell’Alp d’Huez, 15 agosto EmbrunMan.

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Preparare un Maratona

Tre anni che ci provo. Diciamo che sono un pochino esigente e ogni volta che provavo a prepararla, mi capitava qualche infortunio che mi fermava, lasciando così senza troppi malumori che arrivasse il momento giusto. Da Dicembre 2012 dopo un anno con 3 Triathlon 70.3, 2 Triathlon Olimpici 2 Triathlon Sprint, un Duathlon Sprint un paio di mezze e una 10k ho deciso fosse ora di preparare una maratona per Aprile 2013. Decisi così per la Milano City Marathon (7 aprile), non è stato per niente facile arrivare a Marzo, mancano poco più di due settimane e ci sono da fare ancora lavori importanti all’appello. Per ora ho fatto fuori un paio e mezzo di scarpe da running e più di 1100 km, i miei tendini hanno tenuto e si spera facciano il suo dovere ancora per 20 giorni circa. Sono fiducioso e sento che il momento giusto si avvicina, aspetto come fa un bimbo il primo giorno di scuola. La maratona è sempre stato il mio desiderio nascosto, a 20 anni ero un mezzofondista veloce, e le mie gare erano 400 – 800 e 1500 , guardavo i maratoneti come degli alieni, dicevo: magari, quando sarò vecchio. Ora credo di esserlo abbastanza.

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Elbaman e gli amici

Siamo oramai ad ottobre, 10 giorni fa insieme ad un gruppo di amici ho fatto Elbaman, diversamente dall’anno scorso quest’anno ho deciso per vari motivi di evitare la distanza Iron e di fare l’ennesimo medio. Sono tre quest’anno (Barberino, Idro e Elba). Non mi piace giustificarmi se una gara va come non avrei voluto ma le mie condizioni nella corsa erano decisamente scarse e visto che non voglio nemmeno ipotizzare quanto sarei potuto arrivare nel caso fossi andato bene, diciamo che mi accontento di essere riuscito a finire al 41° posto. Per tutto il resto, direi perfetto, ottima organizzazione, ottimo pubblico e bella la compagnia di amici che ogni anno, un pò per fare la gara e un pò come Staff organizzazione, arrivano all’Elba. Grazie a tutti !!!

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Gli amici invece, sono quelli che nell’ultima frazione di corsa incroci con la faccia sofferente quanto la tua… e nonostante tutto ci si scambia un incitamento reciproco, un alè o non mollare …

Olimpico di Sarnico 2012

Voglio iniziare questo “report” di gara con un paio di domande (un pò polemiche). Per fare un uscita di allenamento impegnativa uscireste mai in agosto alle 11:30/12:00 ? Esiste un orario peggiore per fare partire una gara di Triathlon Olimpico impegnativa come Sarnico in Agosto ?

L’Olimpico di Sarnico (1,5 km a nuoto, 40 di bici con un migliaio di mt. di dislivello e 10 km a piedi con svariate salite impegnative) è probabilmente uno dei più impegnativi della distanza.

Prima batteria, partenza ore 11:35, a seguire le altre, io, che sono in terza, parto dopo circa 15/20 minuti. Il sole è molto caldo, lo sento nella schiena protetta dalla muta, nuoto tra alghe marine e piante che, causa livelli straordinariamente bassi del lago, affiorano nel percorso. Si passa sotto il ponte di Sarnico, si esce per circa 600 metri, si effettua una diagonale per raggiungere l’altra sponda e si rientra nuovamente da dove si è usciti. Toglo la muta, prendo la bici e via per mille avventure.

Borraccia di sali temperatura 40 gradi circa ( il primo sorso quasi mi fa cadere dalla bici ), 13 km di rettilineo lungo il lago, direzione nord-est fino a Tavernola, da li, salitone di 8km circa, pendenze costanti tra l’8 e il 10%, quello a mio parere è il meno, solo che è circa l’una del pomeriggio, ho visto gente traballare stile Fantozzi alla Coppa Cobram. Fortunatamente la bici è “il mio forte” e supero brillantemente la salita, la discesa è lunga ma resto concentrato e recupero qualcosa anche li. Gli ultimi chilometri (13) per tornare a Sarnico, come se non bastasse, soffia un vento contario. Ho superato un paio di concorrenti con la faccia visibilmente demotivata, uno del Triathlon Vicenza quando mi affianco mi dice ” Ghe mancava soo el vento”.

Arrivo di nuovo a Sarnico, la borraccia di sali l’ho finita anche se sognavo ghiaccio e granite siciliane alla frutta, mi metto le scarpe da corsa e riparto per i 10 km finali. Cerco di capire subito dov’è il ristoro con l’acqua, sono al limite della disidratazione e finalmente dopo la prima salita un ricco ristoro di acqua, sali e spugne mi accoglie, mi fermo qualche secondo e mi riprendo. Cerco di tenere un ritmo decente anche se il mio tendine specialmente in salita fa male da farmi zoppicare, resto concentrato e ad ogni ristoro prendo acqua e mi bagno.

Vedo finalmente l’arrivo, dopo due ore e quarantasei minuti di gara mi tuffo nel ricchissimo ristoro dove devo ammettere non mancava nulla, frutta a volontà, bevande di ogni tipo e dolci.

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(foto di Francesca Maggi) Nello slide: alcuni amici e compagni di fatiche.

Per tornare alla polemica iniziale, una cosa mi ha sensibilizzato, le sirene delle ambulanze che andavano avanti e indietro per il percorso gara, se volevate far fare un esercitazione al 118 ci siete riusciti bene. La gara nel complesso è stata organizzata molto bene, dalla zona cambio ai ristori, dal pacco gara molto utile alla viabilità delle strade, ma non capisco davvero, perché non si poteva partire al mattino alle 8:00. Per il resto W i casoncelli di Sarnico !

Resoconto Campionati Italiani di medio 70.3-2012

Ore 6:00, come al solito qualche minuto prima della sveglia apro gli occhi, sento gocce di pioggia far rumore sulla carrozzeria del mio Westfalia, non è un buon segno. Mi preparo la colazione, mentre dal finestrino guardo i primi volontari arrivare e muoversi nel piazzale del parcheggio atleti. Siamo un centinaio di camper, furgoni, auto, tutti pronti per i Campionati Italiani di Triathlon Medio 70.3 (1,9km a nuoto, 85km in bici e 21 km a piedi).

Ore 8:00, zona cambio aperta, in silenzio, tutti in fila si entra, ognuno di noi pensa per se ora, difficilmente ci si guarda, può arrivare un saluto, un “in bocca al lupo”, ma tutti siamo concentrati. La preparazione della zona cambio è una di quelle cose che va studiata a puntino, quando si arriva dal nuoto deve essere tutto pronto per salire in bici e quando si arriva dalla bici devi avere tutto pronto per la corsa. Mi infilo la muta e alle ore 8:40, i giudici fischiano, zona cambio chiusa. Usciamo tutti, andiamo pian piano verso il lago di Bilancino, ci aspetta una temperatura dell’acqua di 16°, ognuno di noi cerca di scaldarsi il più possibile, facendo dello stretching o saltellando. Le donne, cuffia rosa, partono per prime, dopo dieci minuti partiamo noi, cuffia azzurra. L’acqua e veramente gelida, quando mi tuffo, quel primo fluido che scende dal collo giù dalla schiena è agghiacciante, credo che in quell’istante tutti 600 dentro l’acqua abbiamo fatto pipì per scaldarci.

Tromba da stadio, partiti, sono inizialmente sciolto, anche se faccio fatica a scaldarmi, non vedo assolutamente la prima boa, ma non ci sono problemi, non sono sicuramente davanti. Dimentico presto l’acqua gelida cercando di nuotare meglio che posso, so di non essere proprio un pesce ma comunque riesco a finire poco sopra la decenza la mia frazione nuoto. Arrivo all’uscita dell’acqua, la sensibilità dei piedi è al limite, infatti uscendo sbatto l’alluce su un sasso, al momento non sento chiaramente nulla, corro in zona cambio, tolgo la muta, infilo subito il casco, occhiali, numero, scarpe, prendo la bici e fuori. Sono in bici ora, la mia bici finalmente, mi guardo le cosce, sono violacee dal freddo, ma si scalderanno presto, devo fare 4 giri, ogni giro sono circa 350 metri di dislivello, praticamente si sale dolcemente da 250mt. slm del lago di Bilancino fino ad un bivio a 500mt slm, si fanno un paio di mangia e bevi con pendenze al 10 max 12 % e si ridiscende sino ai viadotti che affiancano nuovamente il lago. Il primo giro spingo tanto, la media è 34 kmh, quasi mi sorprendo infatti poi giro dopo giro cala leggermente.

La discesa è molto veloce senza tornanti o curve in cui frenare, si sfiorano gli 80 kmh e, anche lungo i viadotti, si riescono a tenere i 40. la media chiaramente scende appena si affronta nuovamente la salita. Il terzo giro ecco la pioggia, ma passa velocemente, faccio il quarto e finalmente entro in zona cambio. T2, tolgo casco, occhiali, infilo le scarpe e via ! 54 secondi in totale.

Esco dalla zona cambio con le gambe leggermente stanche, il capo lungo del quadricipite è leggermente contratto e per paura dei crampi tengo un ritmo regolare, l’alluce mi fa male ma non ci penso, faccio i primi 5 km e finalmente le gambe si riprendono. Il ritmo è buono continuo a superare atleti e al 15esimo chilometro cerco di andare in progressione, mi riesce bene, finisco il tutto in 4h36’28”, sono 89° assoluto e 17° di categoria M1. Sono felice, ma convinto che alla prossima si può fare meglio. Grazie a tutti per la lettura.

P.s. Grazie a tutti quelli che mi tifavano anche se non mi conoscevano, e grazie a Pippo che mi ha fatto le foto all’uscita della zona cambio 2.

Giro del Monte Barro

Il giro del Monte Barro è uno di quegli allenamenti che inserisco come potenziamento durante l’inverno. E’ un circuito di circa 13 chilometri (partendo da Lecco/zona Ponte Vecchio), dislivello (misurato con GPS) di circa 600 metri. Lascio una traccia Garmin da seguire con i vostri GPS e allego un po’ di foto del percorso. Buon Giro !!!

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Consigli !

– Portatevi un cellulare (se avete bisogno di aiuto non passa molta gente);

– Non vestitevi di nero e marrone (se vi dovessero cercare non aiuta essere vestiti come rambo);

– Se partite di pomeriggio portatevi una lampada di emergenza;

Fatemi sapere !

IDROMAN 2011

Il Terribile Triathlon, Alive to Hell, il 70.3 più duro d’Italia. Sinceramente quando sono arrivato ad Idro il 25 giugno attorno alle 15:00, qualche malattia psicosomatica mi stava per venire, visto che era il mio primo Triathlon.

Non che sia andato ad Idro senza allenamento, ma chiaramente tutta questa tensione e le ultime parole del Briefing della sera: “ Non abbiamo voluto mettere un cancello di tempo massimo perché l’importante è che arriviate in zona cambio” , non mi facevano stare di certo tranquillo.

La partenza è alle 07:30 e la sveglia suona alle 5:00, è il 26 giugno 2011, la colazione è assai ricca, un  pasto  di carboidrati altre amenità.  Alle 06:15 vado verso la zona cambio,  gonfio le ruote della bici a 10 atmosfere, la metto al posto numero 76, preparo tutte le cose alla sinistra della mia bici e quando vedo che qualcuno inizia a mettere la muta comincio anche io.

Sono molto teso, non posso negarlo, ma pare che anche gli altri lo siano. Alle 07:20 cominciamo tutti ad andare verso la partenza di fronte al lago, si fa la cosidetta spunta e i beep del chip alle caviglie mi portano l’adrenalina ai massimi livelli.

Siamo circa 150 e ad un certo punto lo speaker annuncia il pronti, ci avviciniamo all’acqua e dopo poco una tromba da stadio da il via. Mi getto nell’acqua gelata, ed ecco che tutto cambia, non sò cosa sia stato, se l’acqua, l’adrenalina, la tensione, la paura o semplicemente il fatto che io sia umano, ma per circa 5 o forse 10 minuti il panico mi assale, respiro affannosamente,  non riesco assolutamente a nuotare, i battiti sono da cardiopalma e in testa mi vengono i pensieri più assurdi. Cerco di rilassarmi anche se in quel modo mi stanno superando tutti. Dopo 300 metri circa riesco a concentrarmi, sono parecchio indietro ma tengo il mio ritmo e completo i miei 1.9 km, uscendo dal’acqua 80°.

Ho perso veramente tanto, ma ora devo pensare alla seconda frazione, la bici. Tolgo la muta, sto bene, metto il casco, le calze, le scarpe, il numero, la maglia da bici con la barrette e i gel dietro, prendo la bici e alla riga rossa a terra fuori dalla zona cambio, salto sulla bici e il giudice mi dice: vaiiiii !

Esco dal paese e come si dice in gergo, “ ne ho veramente tanta “. I primi 10 km sono di salita e subito supero una quindicina di atleti. In quel momento per farmela passare (l’incazzatura del nuoto), decido di contare tutti quelli che supero, poi mi dimentico.

Arrivo al primo scollinamento, sto bene e in discesa mollo tutto, continuo a superare atleti, ne ho davvero tanta e a Gargnano sul lago di Garda un giudice mi vede arrivare così forte dalla discesa che al giro di boa molto stretto mi urla:  pianoooooo !!!

Riparto in salita e continuo a superare atleti, qualcuno mi dice “va pian!” io li saluto; sono al 40° km e sto bene, la salita è tanta ma ho il mio passo, mi scappa la pipì e per non perdere tempo cerco di farmela addosso, non ci riesco e mi fermo un minuto.

Sono partito da Idro, 400 mt. circa, salito a 950 mt, sceso a 90 mt. sul Garda, salito di nuovo a 980 mt., sceso a 600 mt., risalito a 990 e ridisceso a Idro. Arrivo in zona cambio 26°, la mia sister e Francesca mi urlano: “Vaiiiiii hai recuperato un casino !!!”. Dentro di me dico, per fortuna cazzo, ho tirato come una bestia.

Cambio le scarpe, tolgo il casco, metto il cappellino, metto tra i denti un gel di carboidrati e via per 21 km. Le gambe girano abbastanza bene, non sono stanchissimo e faccio i primi chilometri abbastanza lanciato. Dopo 12 km mi viene mal di fegato, sono costretto a rallentare mi fermo alcuni secondi in un ristoro, bevo bene e mi doccio con due o tre spugne e riparto. Guardo il tempo, mi rilassso un pò e finalmente arriva la fine, mi piego guardo a terra e mi dicono che sono 22°.

Dentro di me passano mille pensieri, la fatica è veramente appagante, sono felice ed emozionato, tutta la preparazione, le tensioni pregara, l’adrenalina sono un contorno incredibile. Vorrei ringraziare il mio amico compagno di allenamenti pluri-triathleta Mel, Elena che nuota con me e ci si fa un sacco di risate, Giuly che mi massaggia una volta la settimana e mi dice che i segni del sole sono brutti e infine Francesca che mi ama e mi segue ovunque.

FOTOGRAFIE DI FRANCESCA MAGGI

POWERMAN ITALY 2011

Valmadrera, Lecco. 8 maggio 2011.

Ok il primo Duathlon veramente lungo della mia vita, esperienza bellissima, fatica estrema, stamattina scendevo le scale con Smila che mi guardava in modo strano, forse con compassione e pena.

Partenza ore 10:00, prima frazione run 10km, parto bene ma chiaramente i primi li lascio andare al loro ritmo 3’05”/ km circa. Io faccio i primi km a buon ritmo, guardo raramente il garmin che ogni chilometro mi fa bip, resto con due della mia squadra, so che son più forti di me. La prima frazione run la finiamo in 36’06”, troppo forte cazzarola (anche se poi scopro che era 500 metri in meno, ma era troppo forte lo stesso).

Si parte in bici, mangio qualcosa subito, un gel di carboidrati, bevo, e poco dopo una barretta energetica, mi sfilano un pò di ciclisti in posizione chrono, fino a Bellagio tengo duro, poi cominciano i saliscendi verso Nesso, mangio bevo e prendo borracce nei rifornimenti. Inizia la salita, parto tranquillo, trovo subito dopo nemmeno un km la prima donna, svedese, che si ritira ai primi chilometri della salita per una rottura al cambio.

I chilometri continuano a passare, il rapporto è agile ma sto tranquillo, in salito supero 3 o 4 avversari, quando li supero ci salutiamo sportivamente. Sono in vetta, la colma di Sormano è 1100 mt, sono solo ed uno speaker pronuncia il mio nome alla francese.

Metto un antivento e parto per la discesa velocissima, dopo pochi chilometri sulla destra vedo un movimento strano, ed improvvisamente salta fuori un capriolo, freno e lo evito. Non penso a nulla rimango concentrato nella discesa, cerco di risparmiare fatica il più possibile, anche se le gambe sono veramente stanche, durante la salita sentivo che stavano per arrivare dei crampi. Passo Canzo, Valbrona e di nuovo giù fino ad Onno, fortunatamente conosco bene le discese della mia zona e non sbaglio nulla, fino a Onno.

Mancano circa 10 km a Parè e poi dovrò fare l’ultima frazione Run da 10 km, solo al pensiero mi viene il vomito, ma quando scendo al volo dalla bici sento le urla di qulli che sono venuti a vedermi e dimentico tutto, mi cambio veloce e parto con i crampi in agguato per fare questi ultimi 10 km run.

E’ dura, durissima, i primi chilomteri sento le gambe, anzi non le sento, sento solo dolore, ma dopo un pò riesco a sciogliermi e tenere un ritmo decente, incontro gente sul percorso ferma per crampi e li incito a continuare, una pacca sulla spalla e via.

Finisco in 4 ore 14 minuti e 28 secondi, 32esimo.

Grazie a tutti, è bello sentire la gente che ti dice NON MOLLARE !

PICS by Francesca Maggi.

Mostra Fotografica

“La via del Vento”

Viaggio in bicicletta nel nord della Francia con Francesca.

Esposizione foto presso il Caffè Bohémien di Lecco, Via A.Visconti 55.

Guardati lo Slide di alcune foto!

Festicciola di Inaugurazione

Ok Venerdì 21 Gennaio è la data, ore 18:30 presso il Caffè Bohemien Caffè il Varco.