Triathlon EDF Alpe d’Huez

Edf è l’acronimo di Électricité de France, il Triathlon EDF dell’Alpe d’Huez è chiamato così, perchè parte dal “Lac du Verney” formato da una diga dell’EDF e arriva in cima all’Alpe d’Huez.

Io, Carlo e Massimo, siamo iscritti da qualche mese ormai, con dei dossard (pettorali), recuperati dall’amico Dario “Daddo” Nardone di FCZ.  Siamo in 900 al lago tutti pronti per partire, tutti in attesa della giuria che sta per dare la temperatura dell’acqua. Sono le 9:00 e lo speaker annuncia, 14,2°C, sapevo delle acque gelide del lago ma speravo fosse qualche grado in più. Infatti la comunicazione risulta a tutti un po’ … come dire, agghiacciante. Metto due cuffie, copro bene le orecchie ed entro in acqua, appena la sento nei piedi la voglia è di far finta di sentirmi male e tornare a casa, ma dietro ci sono centinaia come me che spingono, quindi mi tuffo.

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La prima cosa che faccio è cercare di respirare più lentamente possibile, quel poco d’acqua che entra dietro la schiena ti leva il fiato, guadagno la riva dall’altro lato salendo sugli scogli perché non riesco proprio a stare in acqua aspettando il via. Suona la sirena e mi tocca partire, è pochino stretto il canale di partenza per essere in 900 e ogni volta che si guadagna una boa per girare, si fa davvero difficile nuotare. Sono due giri e penso solo a stare tranquillo,  2200 metri scarsi, 40 minuti e salto fuori dall’acqua come un salmone canadese (congelato).

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Arrivo in zona cambio, Massimo è già andato, Carlo si sta cambiando e mi dice in francese mentre parte : courage ! .

Mi cambio velocemente, infilo tutto nel sacco nero che poi mi verrà portato su all’Alpe d’Huez e parto. C’è un tifo da stadio, sono leggermente stordito da quell’acqua gelida, ho la mandibola bloccata e ho perso momentaneamente la sensibilità di mani e piedi. Piano piano mi riprendo e per farlo pedalo più agile possibile, i primi 24 km fino a Sechilienne circa sono tutti in leggera discesa, si passa dai 770 mt del lago a 385 mt. SLM.

Da Sechilienne si sale l’Alpe du Grand Serre, 16km di salita costante sino a quota 1375mt. Salgo abbastanza bene, è qui che incontro prima Carlo, poi Massimo che mi dice: Va Pian ! 

Col d'Ornon

Dall’Alpe du Grand Serre si scende nuovamente fino a Valbonnais a quota 790mt, e da li si risale il Col d’Ornon a 1371mt. La salita al Col d’Ornon è circa 25km, ha inizialmente una pendenza abbastanza blanda, lunghi rettilinei in mezzo ad una valle stretta e selvaggia sino a quando un bosco delimita gli ultimi 5km che impennano per portarti alla, come dicono in Francia, Sommet.

Poco più di 10km di discesa molto veloce e tecnica, 4 km di pianura e si arriva a Bourg d’Oisans a quota 730mt. C’è molta gente nel paese e un ristoro tra i molti incontrati lungo il percorso precede la salita che intitola la competizione. Mi idrato bene e procedo per l’ultima salita, 1100 metri di dislivello (da 740 a 1850 metri) su 14 km di sviluppo, con una pendenza media vicina all’8%, questa è l’Alpe d’Huez.

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21 tornanti, ognuno intitolato ad un grande campione del ciclismo, è veramente incredibile, una salita tecnicissima, molla raramente la pendenza e solo pochi tornanti ti danno la possibilità di riposare, salgo tranquillo spingendo bene, ho 100 km sulle gambe e quasi 40 solo di salita, gli ultimi 15 km non mi uccideranno penso. La gente tifa forte e quando ti alzi sui pedali applaudono, anche le auto che ti superano ti applaudono e quando arrivo agli ultimi chilometri il tifo si fa più forte, ti incoraggiano e io non riesco nemmeno a ringraziare tutti.

In poco tempo mi ritrovo alla seconda zona cambio, prendo fiato, infilo le scarpe da corsa e via, ora si corre, 21km di altro su e giù in quota tra 1850 e 2000 mt. circa. Il paesaggio è bellissimo, tre giri da 7 km, ogni giro un braccialetto, per farti ricordare che se ne hai due… te ne manca uno, se ne hai tre puoi andare al traguardo.

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Sette ore e nove minuti, è così che il cronometro si ferma, il lungo rettilineo di arrivo mi accoglie con applausi e “batti il 5” dei bambini li a tifare, non posso fare altro che applaudire tutta la gente che è li a guardare, tifare, incoraggiare, lavorare tutta per me e altri 900 come me. Sono 79° e felice di aver concluso. Complimenti davvero alla Francia e ai Francesi, per questa sconfinata passione e rispetto per lo sport, per il ciclismo il triathlon e qualsiasi sport di fatica ci faccia stare bene.

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la Francia, le sue salite e il rispetto per il ciclismo

Oggi sulle Hautes Alpes la temperatura è ideale per un uscita in bici da corsa. Sono a Les Orres, 1800 mt sul livello del mare, 15 km da Embrun in Francia. Ore 8:00, comincio il mio tour con la discesa verso Embrun, l’idea è di girare attorno al lago di Serre Poncon, già che ci sono farmi la tappa della cronometro del Tour de France di mercoledì 17 luglio fino a Chorges, scendere all’estremità sud del lago e tornare poi verso nord passando nuovamente per Embrun. Ho calcolato i chilometri con una cartina del luogo e più o meno dovrebbero essere 140, non ho calcolato il dislivello ma come al solito non ci penso.

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Attorno al lago di Serre Poncon non ci sono altro che montagne, la pianura non è contemplata. I paesaggi sono incredibili, molto verde, strade poco trafficate, le auto che arrivano dietro, rallentano, si accertano che non arrivi nessuno in senso opposto e poi mettono la freccia per superarti, incredibile. Ci sono persone che quando ti vedono in salita ti incoraggiano, sorridono e ti salutano, capito ? Comunque il tour continua, arrivo all’estremità ovest del lago e mi fermo un momento a consultare la carta geografica. Sono in una piazzola di sosta e dopo pochi secondi dalla direzione dove dovrei proseguire arriva un ciclista, anzi una ciclista, età apparente 50. Chiaramente ci salutiamo e da li a poco arrivano anche altre due donne, la prima arrivata ha le prolunghe e io dopo avergli chiesto delle info per il percorso da seguire gli chiedo se è una triathleta. Quella con le prolunghe prova a dirmi qualcosa in inglese ma non capisco, così l’amica vedendola in difficoltà mi guarda e dice: ha fatto 10 volte EmbrunMan e l’ha vinto 2. Gli faccio i complimenti ( anche se dovrei inchinarmi ) e dopo avermi chiesto se lo farò quest’anno rispondo di si e che sono li per visitare la zona.

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Mi sorridono, promettono che saranno sulla salita del Col dell’Isoard per tifarmi e ci salutiamo. Tra salite e discese il mio tour riprende, l’emozione che mi trasmette la bicicletta in questi luoghi è amplificata da molte cose, è come se ci fosse qualcosa di magico tra queste montagne e questi fiumi impetuosi. Torno verso Embrun, l’ultima salita di 15 km mi attende, la faccio pensando a questi due Triathlon d’estate Francese, 24 Luglio Triathlon dell’Alp d’Huez, 15 agosto EmbrunMan.

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Preparare un Maratona

Tre anni che ci provo. Diciamo che sono un pochino esigente e ogni volta che provavo a prepararla, mi capitava qualche infortunio che mi fermava, lasciando così senza troppi malumori che arrivasse il momento giusto. Da Dicembre 2012 dopo un anno con 3 Triathlon 70.3, 2 Triathlon Olimpici 2 Triathlon Sprint, un Duathlon Sprint un paio di mezze e una 10k ho deciso fosse ora di preparare una maratona per Aprile 2013. Decisi così per la Milano City Marathon (7 aprile), non è stato per niente facile arrivare a Marzo, mancano poco più di due settimane e ci sono da fare ancora lavori importanti all’appello. Per ora ho fatto fuori un paio e mezzo di scarpe da running e più di 1100 km, i miei tendini hanno tenuto e si spera facciano il suo dovere ancora per 20 giorni circa. Sono fiducioso e sento che il momento giusto si avvicina, aspetto come fa un bimbo il primo giorno di scuola. La maratona è sempre stato il mio desiderio nascosto, a 20 anni ero un mezzofondista veloce, e le mie gare erano 400 – 800 e 1500 , guardavo i maratoneti come degli alieni, dicevo: magari, quando sarò vecchio. Ora credo di esserlo abbastanza.

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Si torna a correre …

Quattro mesi e mezzo senza correre, solo nuoto e bici. Una tendinite all’achille più una borsite mi avevano fermato. Cause ? Mah, c’è chi dice sovraccarico, chi scarpe, chi i Maya. Quello che conta è che da una settimana ho ripreso, per ovviare ho pure fatto un acquisto di una scarpa un pò più protettiva delle mie solite Newton, “forse” meno adatte ai lunghi che dovrò intraprendere nei prossimi mesi. Sono tornato praticamente alle miei prime scarpe di qualche anno fa, Saucony Jazz 15. Non sembrano male, anche se mi devo abituare ad affondare in tutta quella gomma, forse mi proteggeranno un po’ meglio. Per gare, ripetute continuo con Newton, non c’è paragone come reattività.

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La novità è che per il 2013 per la terza volta provo ad iscrivermi ad una Maratona, Milano City Marathon ad Aprile, poi un pò di recupero e poi via con i Triathlon che quest’anno si preannunciano molto cattivi. Ho paura persino a scriverli tutti assieme ma l’intenzione è sotto descritta con tabella di come andranno i miei allenamenti durante i primi 8 mesi dell’anno 2013. Come disse quel bimbo nel film di Lina Wertmüller “Io speriamo che me la cavo”.

GRAFICO ANDAMENTO TRAINING 2013

LONDON TO ISTANBUL

C’ero anche io nel 2010 quando Giacomo è partito da Henley on Thames, ed ero molto emozionato quando la sua Clodia toccò il Tamigi. Un pò di foto per ricordare quello che è iniziato due anni fa ed è finito quest’anno a Settembre. Complimenti a Giacomo e tutta la Crew che l’ha seguito.

Sosteniamo inoltre il progetto qui !

Lecco – Abbadia Lariana Pista Ciclabile Post nr.2

Mi piacerebbe sapere per quanto tempo resteranno fermi i lavori iniziati a Giugno 2012 ?

Mi piacerebbe sapere perché non ci lavora più nessuno ?

Mi piacerebbe sapere perché,  ora che stanno “facendo la ciclabile”, il tratto località Orsa Maggiore – Lecco, è ancora più a rischio ?

Mi piacerebbe sapere qual’è il problema ?

Mi piacerebbe sapere se stiamo aspettando che nevichi per fare i lavori ?

Mi piacerebbe sapere per quanto tempo sarò costretto a rischiare la vita ogni volta che voglio andare ad Abbadia in Bici ?

 

Recensione Newton Gravitas 2012

Ho acquistato la Gravitas 2012 appena arrivate in negozio. Dopo averne consumate 2 paia vecchie (mod. Azzurro) sinceramente non aspettavo altro. Non l’ho usata molto, infatti ho aspettato di raggiungere almeno 200 km prima di scrivere qualcosa.

Partirei con dire cos’è cambiato dalla vecchia Gravitas. Abbastanza direi, la scarpa presenta un nuovo modo di allacciatura, la pianta inizialmente sembra più larga ma non lo è, per chi come me ha il piede magro con poco collo, si troverà sicuramente meglio, l’effetto cerniera dell’allacciatura non avviene più. La mescola è un pò differente, hanno eliminato i due rinforzi sul tallone e a mio parere diminuito ulteriormente il dislivello tra anteriore e posteriore. Qualche grammo in meno sulla bilancia, 274gr la nuova, 280gr la vecchia (misura 10 cm28).

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Ammortizzamento pressoché simile alla vecchia, scarpa veloce e reattiva, peso ideale per allenamenti medio lunghi, ma attenzione, completamente neutra questa volta. ( non ha alcun tipo di correzione per pronatori e supinatori). Solita tecnologia e suola identica alla vecchia ACTION/REACTION. Provata anche su sterrato, ammortizzamento molto buono anche su terreni difficili.

Infine, visto il prezzo (174 euro), esteticamente molto più bella rossa.

Ultimo consiglio, se comprate una qualsiasi Newton, non andateci a correre subito 10/15 km.

Mare, estate e esperienze elettroniche in movimento.

Trascorso un Giugno intesnso con il 70.3 di Idroman e la 10k di Lecco dopo appena 5 giorni, mi sentivo leggermente saturo. Fu così che io e Fra partimmo per Creta 15 giorni, riposo, mare, spiaggia, sole e tante nuotate.

Ecco alcune foto della vacanza.

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Al mio ritorno ero conscio di avere tra le mani un nuovo bolide, un regalo inaspettato ma ben apprezzato. Una bici da corsa con nuovo cambio elettronico Ultegra Di2 che in questi giorni ho testato per abituarmi all’uso delle nuove leve, che poi non sono più leve ma pulsanti da ricordare. Non più leve da spostare, non più rumori di deragliatori e catene che grattano, sembra di avere in mano un’auto con cambio sequienziale, la sensazione è davvero bella, è tutto molto veloce e fluido.

Ieri sera stavo guardando un vecchio finale di tappa giro d’Italia, anni 90, Gianni Bugno stava facendo una volata (aveva un rapporto durissimo 53-12), naturalmente vinse, a fine gara intervistato disse: “in quel momento avevo quello di rapporto e non potevo perder tempo per tirare su la leva”; che al tempo era oltretutto sull’obliquo.

Domenica 22 Triathlon Sprint di Lecco.

Ciclabile Abbadia – Lecco. Oggi si comicia, su i cantieri …

Da Lecco se vuoi andare ad Abbadia c’è solamente una strada, anzi una superstrada, non percorribile a piedi e se per caso la fate in bici verrete spaventati ogni qual volta un tir vi supera a 100 km orari. Oggi tornando in bici da Bellano, ho finalmente notato l’inizio del cantiere che costruirà la tanto sospirata pista ciclabile. Finalmente un segno/bagliore di civiltà tra i Comuni di Lecco e Abbadia Lariana. Spero vivamente venga costruita con i criteri di una vera pista ciclabile…

Data inizio lavori 05/06/2012.

fonte LECCO NOTIZIE

Resoconto Campionati Italiani di medio 70.3-2012

Ore 6:00, come al solito qualche minuto prima della sveglia apro gli occhi, sento gocce di pioggia far rumore sulla carrozzeria del mio Westfalia, non è un buon segno. Mi preparo la colazione, mentre dal finestrino guardo i primi volontari arrivare e muoversi nel piazzale del parcheggio atleti. Siamo un centinaio di camper, furgoni, auto, tutti pronti per i Campionati Italiani di Triathlon Medio 70.3 (1,9km a nuoto, 85km in bici e 21 km a piedi).

Ore 8:00, zona cambio aperta, in silenzio, tutti in fila si entra, ognuno di noi pensa per se ora, difficilmente ci si guarda, può arrivare un saluto, un “in bocca al lupo”, ma tutti siamo concentrati. La preparazione della zona cambio è una di quelle cose che va studiata a puntino, quando si arriva dal nuoto deve essere tutto pronto per salire in bici e quando si arriva dalla bici devi avere tutto pronto per la corsa. Mi infilo la muta e alle ore 8:40, i giudici fischiano, zona cambio chiusa. Usciamo tutti, andiamo pian piano verso il lago di Bilancino, ci aspetta una temperatura dell’acqua di 16°, ognuno di noi cerca di scaldarsi il più possibile, facendo dello stretching o saltellando. Le donne, cuffia rosa, partono per prime, dopo dieci minuti partiamo noi, cuffia azzurra. L’acqua e veramente gelida, quando mi tuffo, quel primo fluido che scende dal collo giù dalla schiena è agghiacciante, credo che in quell’istante tutti 600 dentro l’acqua abbiamo fatto pipì per scaldarci.

Tromba da stadio, partiti, sono inizialmente sciolto, anche se faccio fatica a scaldarmi, non vedo assolutamente la prima boa, ma non ci sono problemi, non sono sicuramente davanti. Dimentico presto l’acqua gelida cercando di nuotare meglio che posso, so di non essere proprio un pesce ma comunque riesco a finire poco sopra la decenza la mia frazione nuoto. Arrivo all’uscita dell’acqua, la sensibilità dei piedi è al limite, infatti uscendo sbatto l’alluce su un sasso, al momento non sento chiaramente nulla, corro in zona cambio, tolgo la muta, infilo subito il casco, occhiali, numero, scarpe, prendo la bici e fuori. Sono in bici ora, la mia bici finalmente, mi guardo le cosce, sono violacee dal freddo, ma si scalderanno presto, devo fare 4 giri, ogni giro sono circa 350 metri di dislivello, praticamente si sale dolcemente da 250mt. slm del lago di Bilancino fino ad un bivio a 500mt slm, si fanno un paio di mangia e bevi con pendenze al 10 max 12 % e si ridiscende sino ai viadotti che affiancano nuovamente il lago. Il primo giro spingo tanto, la media è 34 kmh, quasi mi sorprendo infatti poi giro dopo giro cala leggermente.

La discesa è molto veloce senza tornanti o curve in cui frenare, si sfiorano gli 80 kmh e, anche lungo i viadotti, si riescono a tenere i 40. la media chiaramente scende appena si affronta nuovamente la salita. Il terzo giro ecco la pioggia, ma passa velocemente, faccio il quarto e finalmente entro in zona cambio. T2, tolgo casco, occhiali, infilo le scarpe e via ! 54 secondi in totale.

Esco dalla zona cambio con le gambe leggermente stanche, il capo lungo del quadricipite è leggermente contratto e per paura dei crampi tengo un ritmo regolare, l’alluce mi fa male ma non ci penso, faccio i primi 5 km e finalmente le gambe si riprendono. Il ritmo è buono continuo a superare atleti e al 15esimo chilometro cerco di andare in progressione, mi riesce bene, finisco il tutto in 4h36’28”, sono 89° assoluto e 17° di categoria M1. Sono felice, ma convinto che alla prossima si può fare meglio. Grazie a tutti per la lettura.

P.s. Grazie a tutti quelli che mi tifavano anche se non mi conoscevano, e grazie a Pippo che mi ha fatto le foto all’uscita della zona cambio 2.