Challenge Rimini 2013

26 maggio 2013

Eccoci al  primo vero Triathlon della stagione, un K113.

Rimini avrebbe dovuto essere la certezza del sole, spiaggia e caldo… Di certo non mi aspettavo che la sera prima della gara ci fossero 8° con pioggia. Al mattino alle 6 quando ho aperto la tenda del mio Westfalia ancora piove e c’é parecchio vento. Penso alla mia bici che ha passato tutta la notte benché coperta al freddo e al gelo e che tra qualche ora devo entrare in acqua.

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Faccio colazione avvolto nel sacco a pelo di piuma svegliando il mio amico Gabriele che dorme al piano di sopra poi mi cambio velocemente e ce ne andiamo nel primo bar aperto a prenderci un caffè. Di certo le condizioni meteo non invogliano, ma sono fiducioso, il meteo da un cambiamento attorno alle 10 ed io non posso fare altro che crederci.

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La zona cambio apre alle 07:40, ci sono 1200 bici coperte sotto un cielo plumbeo, non ci si mette poco dall’entrata ad arrivare alla mia nr. 784 e mentre lo faccio cerco di memorizzare la posizione. Preparo le scarpe da bici attaccate con gli elastici, quelle da corsa dentro un sacchetto, i miei carbo-gel, una maglia e un gilet da bici per il freddo, una mantellina per la pioggia, gli occhiali con le lenti gialle, un berrettino per correre e infine gonfio a 9 Bar le gomme.

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Ok tutti in spiaggia, muta bella chiusa, mi avvolgo anche una mantellina di alluminio per stare caldo che fa il suo effetto, come al solito provo l’acqua tanto manca mezz’ora alla partenza, la corrente è molto forte e l’onda è parecchio alta, secondo me uno o due metri ci sono. L’onda il mare e il freddo sono l’argomento ufficiale della mattina, tutti non parlano d’altro, che traiettoria prendere, la boa non si vede nemmeno quando nuoti ect ect.

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Ci siamo, partenza categoria M1 ore 9:45, si parte in ritardo di 15 minuti, tromba da stadio … VIA !

Nuotare in un mare come l’adriatico già non è tra le esperienze più belle, se poi è mosso e la boa che devi raggiungere non la vedi se non quando l’onda ti alza, allora può essere che ti vien voglia di tornare indietro e confesso di averci pensato. Non so quante centinaia di metri in più ho fatto, la traccia GPS vista dopo non è proprio dritta. La prima boa ho fatto davvero fatica a raggiungerla con la corrente che mi spingeva di lato, ho dovuto fermarmi parecchie volte per capire se stavo andando dalla parte giusta e ho bevuto anche parecchia acqua salata cercando di farlo. Nonostante tutto sono ritornato alla spiaggia finendo la frazione.

Esco dall’acqua e c’è il sole, non ci posso credere, tolgo la parte sopra della muta e lo sento sulle spalle che mi scalda, corro alla zona cambio che non è vicina, arrivo finalmente alla mia bici, mi preparo lasciando volutamente sul posto la mantellina (sono fiducioso e al massimo me la prenderò con chi ha fatto il meteo) e saluto Gabriele. Il percorso bici parte percorrendo tutto il lungo mare di Rimini verso sud quasi fino a Riccione poi si entra verso gli Appennini, da li un saliscendi continuo. Il percorso è molto bello e completamente chiuso al traffico, le salite sono poco impegnative e le discese veloci. Novanta chilometri tra colline, sole, mare sullo sfondo e vento per lo più contrario. Le medie non salgono molto ma riesco comunque a chiudere attorno ai 31.

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Gli ultimi 10 km circa sono tutti da Riccione verso Rimini, tutto sul lungo mare e tutti controvento, la temperatura ora è decente, comincio a togliermi i guanti e i manicotti, arriva la zona cambio, scendo al volo dalla bici e per non sbagliare il posto, controllo velocemente il mio pettorale. La lucidità non è al massimo e la zona cambio e talmente lunga che non è difficile sbagliare.

Pochi secondi e mi ritrovo a correre, la “mia” frazione, ossia quella in cui me la dovrei cavare meglio. Parto come un disperato, le mie gambe confermate dal mio Garmin mi fanno capire che devo rallentare, 3:45 non posso di certo tenerlo e infatti pian piano trovo il ritmo giusto. Alla grande rotonda di Piazza Fellini incontro Mario Brioschi da Lecco che mi batte il 5 e mi incita. Il percorso è tutto sul lungo mare, il vento all’andata e contrario e devo girare il mio berrettino. I ristori sono ovunque, spugnaggi, tutto piatto, passa velocemente e felicemente. Sono sotto le 5 ore di 6 minuti e passo il traguardo. A destra e sinistra ci sono due “cheerleaders” (quelle che vediamo agli stadi di football americano) le guardo e mi viene da ridere, poi bevo dell’acqua, mi infilano la medaglia da finisher e penso alla prossima.

Grazie a tutti.

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