ALIVE TRIATHLON OLIMPICO DEL LAGO D’ISEO

Mi era già capitato di pensare al ritiro in qualche gara di triathlon, per lo più nella frazione di nuoto, ma non mi era ancora capitato di pensare al ritiro in tutte e tre le frazioni. Lago d’Iseo, Triathlon Olimpico (1,5km a nuoto, 40 km di bici e 10 km  di corsa), la giornata non prometteva bene, nel senso che il meteo non preannunciava nulla di positivo, infatti, le temperature erano scese da quasi 30 gradi del giorno prima ai 12.

Visto che le sfighe non arrivano mai sole la pioggia e il vento facevano da contorno. Ore 12:30, si parte dal porticciolo di Iseo, acqua 16°, piove, il vento sposta le bici in zona cambio ed io come tutti i miei compagni di gara tremiamo dal freddo nonostante la muta. In quei momenti credo che l’unica cosa che mi fa dire: dai Spiller non ritirarti, è che non sono l’unico in quella condizione. Vabbè si parte, l’acqua oltre ad essere fredda è anche fetida, puzza di gasolio di barca. All’andata va abbastanza bene, mi accorgo di avere l’onda seppur un po’ lateralmente, che mi spinge. Giro la prima boa, l’onda è a mio favore, giro la terza boa ed ecco il vento e l’onda sono contro, non vedo l’ora finisca tutto. Non c’è modo migliore per scoprire se piove che guardando l’acqua, infatti lo vedo molto bene.  Quando esco dall’acqua (posizione 124) tolgo la muta mi infilo un giacchino senza maniche, un anti acqua e parto per le mille avventure dei 40 km. Piove cazzo, fa freddo, ho i piedi gelati, la mascella mi fa male e faccio fatica ad aprirla. Vado forte specialmente quando inizia la salita, forse perché vorrei scaldarmi ma non ci riesco, la pioggia è veramente forte, un tornante la senti dietro che ti spinge assieme al vento il tornante dopo è di fronte imperterrita. Finisce la salita ed ecco la discesa, ora si che fa veramente freddo, l’asfalto in discesa è oltretutto sporco, non conosco il percorso e cerco di non esagerare come al mio solito. Arrivo ad un tornante ed ecco che frenando sento la bici partire, mollo un po’ i freni e resto in piedi per miracolo, ci mancava solo di prendere le misure della curva con il mio culo. Ora vado un po’ più piano, anche perché più forte vai più fa freddo, arriva il tratto finale, ondulato, trovo un compagno che tiene il mio ritmo ed andiamo insieme alla seconda transizione. Mi accorgo che sono talmente infreddolito che ho perso anche lucidità, ora però mi tocca la corsa e forse mi scaldo. Tolgo le scarpe da bici, le mani tremano come se avessi la malattia di Benigni nel mostro, i piedi fanno fatica ad entrare nelle scarpe da corsa, ma riparto più forte che posso. Ci metto 3 o 4 chilometri per scaldare i piedi poi finalmente ricomincio a sentire le dita e finalmente mi scaldo. Faccio gli ultimi chilometri i progressione, ora sto abbastanza bene ma è finita, sono 48°, 5° della mia categoria, 2 ore 36 minuti di sofferenza pura. All’arrivo trovo un ricco ristoro, mi abbuffo di liquidi e cibarie varie, siamo tutti gelati, guardo in faccia uno che è arrivato di poco davanti a me e gli dico: ma perché lo facciamo ? Guardo il cielo, ha smesso di piovere, esce il sole. Grazie.

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