ELBAMAN 2011

Apro gli occhi, guardo l’ora, sono le 4 e 25 minuti del 25 settembre 2011. Non fa in tempo a suonare la sveglia puntata alle 4 e 30, cancello la sveglia e mi alzo. Sono all’hotel Barracuda, Isola d’Elba, tra circa 2 ore e mezza parteciperò alla distanza IronMan dell’Elbaman. Mi vesto, scendo nella sala delle colazioni, sono solo e comincio a mangiare, senza fame, come un lupo che divora il cibo quando lo trova. Mangio 100 grammi di riso bianco, 4 mini panini con miele e marmellata e qualche bicchiere d’acqua. Risalgo in camera, Francesca è sveglia, mi lascia tranquillo e scende a far colazione. Raccolgo le cose necessarie alla gara e mi dirigo alla zona cambio. Sono le ore 6. Mi accorgo di aver dimenticato una luce frontale per vedere a quanto sto gonfiando i pneumatici della bici, Massimo anche lui del Triathlon Lecco mi presta la sua. Controllo tutti i gel e le barrette attaccate al telaio, e comincio ad infilarmi la muta visto che non è poi così caldo, deposito la mia borsa per il post gara e vado pian piano verso la spiaggia di Marina di Campo.

MI accorgo di essere tra i primi, è sempre così per queste situazioni. Ci sono tanti amici a vedermi, mi sorridono, mi chiamano, mi battono il cinque, sono emozionato, ho il cuore, solitamente lento, attorno ai 100 battiti. Incontro nuovamente Massimo, lui ha decine di IronMan alle spalle e mi dice: Stai tranquillo, entriamo a sentire l’acqua. Poco dopo tutti andiamo alla spunta dove il microchip alla caviglia registra il passaggio. Ci ritroviamo tutti all’interno di un box, si ride e si scherza tra noi, il cielo e lievemente annuvolato ed il sole non è ancora sorto. Ore 7, un colpo di pistola ci spedisce in acqua, l’acqua è bassa per almeno un centinaio di metri ma appena posso comincia a nuotare.

Si nuota vicini e ognuno di noi cerca la traiettoria, so di non essere un fulmine e cerco di fare il possibile nuotando meglio che posso senza sprecare troppe energie. Il fondale scorre sotto di me, per lo più sabbioso e al giro più lontano di boa calcolo che saranno almeno 25 metri di profondità. Passa un giro, esco dall’acqua e rientro per il secondo. Quando nuoto cerco di non pensare troppo per non distrarmi, solo pochi attimi di coscienza che si rinnovano ogni qualvolta esco con la testa per guardare dove vado. Esco finalmente dall’acqua, luci e colori mi attendono, sento le urla dei miei amici che tifano, ma non riesco a vederli, sento Elena che mi dice: Non togliere qui la muta che non si può ! poi vado sotto le docce e corro verso la zona cambio.

Prendo la borsa gialla del T1 (transizione 1), tolgo la muta, infilo il body, le calze, le scarpe, gli occhiali da sole e corro verso la bici. Infilo il casco, il pettorale e parto. Esco dalla zona cambio, trovo il mio amico Paolo e gli dico, arriva il bello. Francesca mi urla: Dai Michi !!!

Tre giri, 180 chilometri, non ci penso e vado, il primo giro vola, 2 ore poco più, 60 chilometri a 30 di media, con le salite dell’Elba, recupero un bel po’ di concorrenti, specialmente in salita. Passo dentro il paese, ritrovo gli amici che mi tifano, penso: “ancora un giro forte poi recupero”. Così faccio, tengo i 30 di media circa anche il secondo giro, ho fatto 120 chilometri e me ne mancano 60. Ora devo recuperare, non so se è la tattica giusta ma mi prendo il terzo giro per averne poi per fare la maratona.

Non che sia andato piano ma la media scende a 29 ed è quanto mi basta per arrivare abbastanza riposato al T3. Scendo al volo dalla bici, vado a cambiarmi e parto subito correndo, controllo il Garmin, segna 185 chilometri, faccio due conti, mi mancano 42 chilometri circa ! Forza. Sto bene le gambe non hanno risentito molto, tengo un buon ritmo e non mi rendo conto che sto andando troppo forte ( a 20 chilometri dal traguardo me ne accorgo ), troppo tardi. Rallento vistosamente, guardo il Garmin, ho un ritmo da defaticamento, ma ho quasi finito, ad ogni passaggio i miei amici urlano come pazzi, io continuo a correre ma appena trovo un ristoro cammino, bevo, mangio quello che trovo e riparto. Al 25° chilometro devo fermarmi assolutamente al bagno, perdo 5 o 10 minuti ma non potevo fare altro, esco e ricomincio a correre.

Mancano pochi chilometri  ora, non ricordo molto a cosa pensavo, la testa in quel momento è fondamentale, le gambe non si alzano molto da terra ma tu corri, fai quel minimo balzo che ti diversifica dal camminare alla corsa. Ora manca davvero poco e alla deviazione dell’arrivo stavolta metto la freccia, tutti mi applaudono e quando vedo il traguardo mi emoziono.

Francesca mi abbraccia e piange, sto a malapena in piedi, il mio amico Paolo all’uscita dell’arrivo s’ inginocchia davanti a me e io l’abbraccio, mi guardo in giro saluto tutti ringrazio. Ora posso sedermi con una mantellina d’alluminio sulle spalle. Guardo l’ora sono le 7 di sera, sono 36° e c’ho messo 11 ore 59 minuti e 15 secondi. Grazie davvero a tutti !

Pics by Francesca Maggi

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