APRILE 2010, UN VULCANO CI HA FERMATO O UN VULCANO CI HA AVVERTITI ?

racconti di viaggio…

In questi giorni sono a Londra per seguire la partenza degli amici Giacomo e Jacopo che con una barca a remi e vela partono dal Tamigi, attraversano Londra, la Manica, i canali francesi, il Danubio e infine il mar nero sino ad Istambul. Il progetto si chiama Man on the River e sono qui per immortalare la loro partenza da poche miglia a Ovest di Henley on Thames, incontro gli occhi di Giacomo pochi attimi prima che la sua barca tocchi il fiume, faccio qualche scatto per le prime miglia che percorrono con la loro barca di legno, mi piacciono, sono sereni, cerco le loro facce non solo con la macchina, sembra paradossale ma talvolta mi capita di aver paura di perdermi qualcosa guardando solo all’interno del mirino della mia reflex, ecco che allora abbasso la macchina e mi guardo attorno.

Ora però, me la devo vedere con i trasporti pubblici alternativi per tornare in Italia, visto che praticamente tutti gli aeroporti europei sono chiusi causa: “Nubi di polveri in alta quota causate da eruzione vulcanica avvenuta in Islanda”.
Il mio volo come tanti altri, è stato cancellato, sarei dovuto partire venerdì alle 19 da Stansted, incece partirò domani mattina alle 10 da King’s Cross con il treno.
Passo questa improvvisata notte a casa di un amico che mi ha ospitato e metto la sveglia alle 7.

Esco da casa alle 7 e 20,  sono in largo anticipo, ma sono fatto così, devo arrivare a King’s Cross ed il treno per Parigi è alle 10:00, teoricamente da dove sono in 15 minuti con la metro si arriva alla Rail Station. Le strade sono vuote, cammino 5 minuti per arrivare alla fermata della metropolitana di Ladbroke Grove, scopro che è chiusa per uno scioperò dei mezzi pubblici, mi guardo attorno, nel mio viso una evidente espressione di sconforto, ma come per magia nel mezzo delle strade deserte di Notthing Hill arriva un taxi e ci salgo.

Per la strada nessuno, mi salta alla mente l’esercito delle dodici scimmie, chiedo al tassista come mai non c’è traffico, mi risponde che Londra senza i suoi 5 aeroporti è morta. Il tassista mi chiede quanto costa il biglietto del treno per Londra-Parigi, 180 sterline gli dico, lui non ci crede dice è carissimo, io con garbo gli ricordo che lui mi ha chiesto 15 sterline per dieci minuti di taxi, tace.
Man mano che si arriva nei pressi di King’s Cross, il traffico si intensifica il tassista suona il clacson e arriviamo alla Stazione, circondato da centinaia di taxi, pago e scendo. Sono le 8 e 15 ed ho ancora un pò di tempo per recarmi al Check-in, guardo la gente, scrivo, prendo un caffè e mangio un Muffin al cioccolato.
Sono le ore 9 e passo il check-in, migliaia di persone mi circondano, si muovono lentamente, tutti devono partire per qualche località per lo più fuori dal Regno Unito e il prima possibile.
Dentro di me penso che in ogni città europea la situazione dev’essere simile, quando arriverò a Parigi non cambierà.

Il treno parte in orario.

A bordo tutti discutono su come muoversi poi da Parigi, pare che per tre giorni non ci siano treni liberi da li per ovunque. I compagni Italiani di viaggio che ho di fronte a me, dall’accento sono Lombardi, si danno da fare per recuperare un auto che venga a prenderli e dopo decine di telefonate trovano un amico tassista che arriverebbe da Milano a prenderli per la modica cifra di 1250 euro più iva. Discutono tra loro e finalmente decidono, si ok compra, fallo partire ! dice uno di loro armato di iPhone.

Il treno passa sotto la Manica e giunge in terra Transalpina.

Fortunatamente nel pomeriggio di ieri, dopo decine di tentativi in rete, sono riuscito ad acquistare un biglietto Parigi Bercy – Milano Centrale, quando lo racconto ai manager Lombardi che mi stanno di fronte mi accusano di essere un hacker informatico.

Guardo fuori dal finestrino, il treno attraversa la Normandia, i prati verdi e le fattorie di animali si susseguono un dopo l’altra, il cielo è libero ed il treno è molto veloce.

Arrivo a Parigi in perfetto orario, sposto l’orologio un ora avanti e sono le 13 e 15, ho molto tempo ora ma ho poco contante e la mia carta di credito ha detto stop, mi sposto quindi con la “Rer” da Paris Gare du Nord a Paris Gare de Bercy.
Rimango in zona, la giornata è piacevolmente tiepida, il cielo è libero da qualsiasi nube e per caso uscendo dalla metropolitana origlio una coppia inglese, lei dice: “ma dove saranno mai queste cazzo di polveri vulcaniche”.
C’è molta gente per la strada, lungo i bar di Rue de Bercy insieme ai Parigini si dispongono i vari viaggiatori giunti forzatamente a Parigi, in sottofondo rumore di treni e skateboard.
Vago per un parco nelle vicinanze poi, mi siedo per un caffè.
Il treno è alle 20e30, e sono le 17e11 minuti.
Verso le 19, mangio un sandwich greco con patate fritte e per digerire il tutto coca cola, non ricordavo più che se in Francia ti rivolgi in lingua Inglese non ti rispondono nella medesima lingua, tranne che per comunicarti quanto devi pagare.
Mi avvicino pian piano alla stazione ferroviaria di Gare de Bercy, è stipata di gente, sia fuori che dentro, non so perché ma quando vedo molta gente che sta facendo la stessa cosa tutta assieme cerco di captare ogni cosa, ci sono persone ovunque, sedute a terra o sopra i propri trolley, qualcuno ride, qualcuno piange, nelle loro facce vedo per lo più rassegnazione anche se qualcuno è arrabbiato.
Al di fuori della Stazione e sui binari c’è la Polizia, presenziano l’entrata ai treni, i messaggi sui pannelli informativi dicono: se non hai il biglietto non passi; da voci che capto, pare che ieri persone che non avevano il biglietto abbiano tentato di salire ugualmente sul treno forzando il blocco, ci sono stati dei disordini ed oggi la Polizia è qui perché non accada ancora.
Sono all’interno della Stazione e improvvisamente arriva il treno 211 per Venezia S.Lucia, il capotreno, un ragazzo sui 30 anni biondo con i capelli lunghi esce, si sporge aggrappato alla locomotiva e comunica ad alta voce: Bonjour ! Si comunica il treno è riservato a chi ha il biglietto ! Grazie. Pian piano mi faccio strada, c’è frastuono, la gente parla ad alta voce, le ruote dei trolley rumoreggiano lungo il binario, la mia carrozza è la prima, la 684 con cuccetta 46.
Salgo e scopro di essere il primo della mia cabina e mi piace, lentamente comunque si riempie, ogni uno quando entra mi saluta ed io ricambio secondo la lingua in cui si esprimono, provo ad immaginare le storie di ognuno, in fronte a me c’è un elegante signore Giapponese sui 45 anni molto composto e riservato, potrebbe essere un dirigente che cerca di andare verso sud per prendere un volo di ritorno a casa, poi un ragazzo con i capelli medio lunghi, un po disordinato ma educato, sui 35 anni, credo di origini Inglesi che si reca a Bologna, al suo fianco una ragazza italiana con il viso simpatico sui 25 anni che torna da Parigi ed infine, di fronte, un ragazzo con gli occhiali e i tratti somatici apparentemente arabi che per ora ha detto solo qualche parola in francese. Il limitato scompartimento è da 6 ma siamo in 5, forse qualcuno ha perso il treno e così avremo un po d’aria in più per questa notte.

Parte il treno con 15 minuti di ritardo e dopo poco arriva un dipendente delle Ferrovie dello Stato Italiane che ci ritira biglietti e documenti, dice che tornerà più tardi per restituirceli. Passo qualche ora a scrivere e guardare dal finestrino sino a quando alle ore 22 del personale di servizio ci porta delle bottigliette d’acqua e dice: se avete sete prendete pure.
Poco dopo decidiamo di ribaltare i sedili e magicamente tutto si trasforma in 2 letti a castello da tre, il ragazzo di lingua inglese mi chiede se vado a prendere una birra con lui, accetto, si presenta come Greg, è Australiano ma vive a Forlì con la moglie Sarda e 2 figli, si presenta anche la ragazza, Zenia è siciliana ma vive a Milano. Mentre beviamo una Moretti in lattina, parliamo di come siamo giunti entrambi a prendere questo treno, Greg è un fisico ed era a Bruxelles per un convegno, ora tentava di tornare a casa, parliamo poi di cibo Italiano ma quando brindando con la lattina Greg dice ironicamente: a Berlusconi ! ; inevitabilmente passiamo alla situazione socio – culturale – politica Italiana, arriviamo ad una conclusione che lui semplifica in “è tutto un magna magna”.
E’ mezzanotte e siamo stanchi entrambi, mi ha fatto piacere discutere con Greg, ha dei figli Italiani che potranno essere educati nel modo giusto, ora mi distendo nella mia cuccetta numero 46.

Alle 4 bussano forte alla porta, un uomo da fuori dice: Ashlam esci fuori ! il ragazzo di lingua francese che parlava poco apre la porta, ad attenderlo c’è la Polizia di Stato Italiana che lo fa scendere dal treno. Io e Zenia dalle nostre cuccette ci chiediamo cos’era successo, mi racconta che lui gli aveva detto che era Turco di etnia Curda e che stava tentando di andare a Milano, non sappiamo dove l’abbiano portato.
Ore 5, il controllore ci riporta biglietti e documenti di ognuno, ci dice che il treno arriverà in orario alla Stazione di Milano Centrale, pian piano preparo le mie cose guardo fuori dal vetro e scopro che piove. Mentre attendiamo che il treno arrivi e si fermi chiedo le e-mail a Greg e Zenia, poi scendiamo dal treno tutti assieme, camminiamo uniti sino alla fine del binario e inevitabilmente ci salutiamo.

Ora guardo il pannello delle partenze dei treni, leggo che c’è un treno alle 6e20 che mi porta a Lecco, non ho molto tempo e ci salgo al volo.
Sonnecchio durante questi ultimi 45 minuti di treno che mi porteranno nella mia cittadina dove per il momento sto vivendo, non vedo l’ora di riabbracciare la mia ragazza e il mio cane, sono stanco ma cammino volentieri sotto la pioggia fino a casa…

…è bastato un piccolo spruzzo di roccia calda in una remota isola del mare del nord per bloccarci tutti e per mandare nel panico tutta Europa. Tutta questa falsa tecnologia non ci serve a nulla di fronte a madre terra, non è forse ora di cambiare qualcosa ? Ripenso a Giacomo e a quello che vuol trasmettere con il suo progetto, gli sono vicino…

michele spiller

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