i chilometri con Newton…

Ogni tanto tocca fare i conti… un po’ con tutto …

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Newton Boco AT Review

Arrivate Sabato direttamente dalla casa dei Trop Runner (Verde Pisello Milano).

Le ho testate Domenica scorsa, 21km , dei quali 15 km su sterrato misto ( sassi, terra battuta, bosco con salite e discese impegnative )

Rispetto alla Gravity 2013 la calzata non cambia di molto, sia in lunghezza che larghezza, l’interno invece da una sensazione di maggiore protezione, sia da traumi che dal freddo.

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La suola è parecchio morbida e quando si affrontano terreni duri con sassi ammortizza molto bene (meglio di gravity). Ha un ottimo grip, tanto che secondo me su asfalto da fastidio.

I lacci sono diversi dalle altre Newton che ho avuto fino ad ora, sono un po’ più resistenti e rigidi, si fa leggermente fatica a stringere la scarpa in maniera appropriata.

Credo sia una scarpa da usare prevalentemente su terreni sterrati per i quali, del resto, è stata progettata.

Peso numero US 10 – 280 gr.

Da Newton user, la consiglio a tutti TROP RUNNER TRAIL !!!

Anni che furono

Qualche giorno fa sono stato a Milano per acquistare le mie solite Newton. Oramai è una tradizione, prendo la bici, la carico in treno a Lecco, scendo a Milano centrale e mi incontro con Alessandro, mitico Triathleta ispiratore.

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Il programma è, andare a casa sua, parcheggiare le bici, farci una corsetta di un’ora, mangiare e passare da Paolo di Verde Pisello per acquisto nuove Newton.

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Alessandro è un Triathleta ed un pioniere del Triathlon (anche se ha solo qualche anno più di me, quindi è giovane) e quando entriamo nel suo garage, cercando un cerchio da 26′ che sarebbe servito a me salta fuori un porta ruote. 1996, 1° Triathlon di Idro, ovvero il mitico Idroman mezza distanza IronMan.

Allego foto, incredibile. Grazie Ale ! LINK AL SUO BLOG

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EmbrunMan 2013 the triathlon odissey

EmbrunMan è una di quelle gare che mentre la fai hai molto tempo per riflettere. Per un “razionalizzatore” estremo e consapevole come me, si arriva a capire che ci diamo delle ragioni (apparentemente logiche) per coprire errori e contraddizioni. Parentesi psycho finita.

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La gara per me è iniziata durante la notte, sarebbe dovuta partire alle 6:00, ma io alle 2:30 del mattino ero sveglio, con una lieve ansia e con zero voglia di far fatica. Credo di sapere cosa mi abbia fatto partire, e credo lo immaginiate pure voi che leggete. In un modo o nell’altro, sono sceso dal letto del mio Westfalia, mi sono preparato la colazione, mi sono meticolosamente preparato tutte le mie cose e verso le 5:00, ho salutato Francesca e me ne sono andato con la mia cassettina in dotazione.

Tutti in silenzio, in fila per entrare alla zona cambio, siamo 1200 in un clima calmo e ovattato. Io sono in terza fila, numero 85, ci sono telecamere e giornalisti che cercano di captare quei momenti davvero intensi. Alle 5:50 partono le donne, un colpo di pistola nella notte fa capire che manca davvero poco. Ore 6:00, sono stranamente nelle prime file, vedo le boe luminose sulla mia destra e ora tocca a noi, partiti. EmbrunMan frazione nuoto, un delirio di gente che nuota uno sopra l’altro. Immaginate 1200 persone che partono di corsa, si tuffano in acqua, nuotano come forsennati e dopo nemmeno 200 metri si devono stringere tra due boe larghe appena 50 metri.

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Sono comunque 2 giri, quando arrivo alla strettoia, sulla destra respirando da quel lato vedo e sento la gente che urla, un tifo pazzesco, il fragore dell’acqua, le urla, le botte che prendi da non sai nemmeno chi, ti fanno capire tante cose, se non ti fai prendere dal panico.

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Due giri, 3800 metri, un ora dieci minuti di delirio, esco finalmente dalla tonnara. La gente urla ancora, sono tutti pazzi per noi, io cerco di fare le cose per bene, fa freddino 13 gradi circa, dentro in acqua si stava meglio, tolgo la muta e comincio a vestirmi, in bici sono freddoloso ( non ho nemmeno più vent’anni ) e metto 2 strati sopra il body più manicotti e una fascia per la testa che mi copre le orecchie.

Pronti via, frazione bici 188 km con tanta di quella salita che probabilmente di più non era possibile altrimenti l’avrebbero fatto. L’uscita della zona cambio mi fa pensare al Tour de France, appena fuori dalle transenne la gente è incredibile, tutti sono li ad aspettare che passi, sei in salita, mi guardo attorno attonito da tutte quelle persone che mi applaudono, intravedo Carlo e Francesca e sento: dai Michiiiii !!!.

Da li in avanti, mi metto il cuore in pace, se mi va bene so che almeno 7 ore dovrò farmele, Il percorso è molto bello, si esce da Embrun salendo verso nord, si passa sopra il lago di Serre Poncon fino quasi a Chorges, si torna nuovamente a Embrun dove un’altra folla di gente ti tifa come fossi alla Grande Boucle. Si prosegue con un continuo saliscendi sino a Guillestre e da li si sale al mitico Col de l’Izoard a 2400 metri . Da Guillestre fanno più di 30 km di salita interminabile ma incredibilmente spettacolare.

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Sopra il paesaggio è lunare, c’è il ristoro con i sacchetti personali, mi fermo, chiedo il mio sacchetto e l’addetto mi dice qualcosa in francese, non capisco, o meglio non voglio capire, NON C’E’. Il mio sacchetto è andato perduto, boh, mi ero mangiato dei panini prima della salita, avevo i rifornimenti fino a li, ma da li in avanti avrei voluto i miei ca..o di panini al prosciutto e formaggio. Non avevo voglia di mangiare gel e barrette, purtroppo non avevo scelta, ho fatto una scorta di barrette dal tavolo del ristoro e sono ripartito. Impreco in svariate lingue ma poi la lunga e veloce discesa fino a Briancon libera completamente dal traffico, mi fa stare concentrato.

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Da Briancon si torna finalmente verso Embrun, anche se mancano ancora 70/80 km, certo non di pianura, ma ti pare. Poco prima di una deviazione mi affianca un pick-up bianco, sono Geppy e Alessandra che erano a Briancon stanno venendo a Embrun per vedermi arrivare, felicemente li saluto. Mangio barrette, bevo moltissimo e continuo a cambiare le borracce che ci danno ai numerosi ristori, ci sono ancora delle salite impegnative prima di metter giù la bici e dopo devo correre 42 km, si devono tenere le energie da conto.

Sette ore 19 minuti, più o meno quello che avevo previsto, arrivo in zona cambio e con calma metto giù la bici, mi siedo sulla sedia bianca di plastica e vedo Francesca Carlo e Ginevra che mi guardano da fuori. Mi chiedono se va tutto bene, (forse perchè mi vedono un pochino stravolto) gli dico che ho mal di testa, Francesca mi dice: corri che ti passa, Carlo invece mi urla alzati mezza sega ! A quel punto mi alzo e comincio a correre, le gambe sembra girino pure bene, non ho crampi e i primi chilometri mi devo trattenere per non andare troppo forte, 42.195 metri sono lunghi. Faccio i primi 10 chilometri senza accorgermene, arrivo a 15 e tutto va bene, bevo acqua mangio un gel di carboidrati ed ecco che arriva la sfiga, mal di pancia, devo fermarmi, toilette non ce ne sono e mi nascondo dietro un boschetto. Da quel momento è stata una vera odissea, 35 km sono lunghissimi in quelle condizioni, soltanto la gente che tifava e il sapere che tanti dietro di me facevano fatica quanto me mi hanno fatto arrivare alla fine, finisco in 13 ore e qualche minuto, ma comunque finisco.

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Le fatiche danno una bella mano a fare i conti con se stessi. Rispettiamo chi ha voglia di farlo. Grazie a tutti.

Triathlon EDF Alpe d’Huez

Edf è l’acronimo di Électricité de France, il Triathlon EDF dell’Alpe d’Huez è chiamato così, perchè parte dal “Lac du Verney” formato da una diga dell’EDF e arriva in cima all’Alpe d’Huez.

Io, Carlo e Massimo, siamo iscritti da qualche mese ormai, con dei dossard (pettorali), recuperati dall’amico Dario “Daddo” Nardone di FCZ.  Siamo in 900 al lago tutti pronti per partire, tutti in attesa della giuria che sta per dare la temperatura dell’acqua. Sono le 9:00 e lo speaker annuncia, 14,2°C, sapevo delle acque gelide del lago ma speravo fosse qualche grado in più. Infatti la comunicazione risulta a tutti un po’ … come dire, agghiacciante. Metto due cuffie, copro bene le orecchie ed entro in acqua, appena la sento nei piedi la voglia è di far finta di sentirmi male e tornare a casa, ma dietro ci sono centinaia come me che spingono, quindi mi tuffo.

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La prima cosa che faccio è cercare di respirare più lentamente possibile, quel poco d’acqua che entra dietro la schiena ti leva il fiato, guadagno la riva dall’altro lato salendo sugli scogli perché non riesco proprio a stare in acqua aspettando il via. Suona la sirena e mi tocca partire, è pochino stretto il canale di partenza per essere in 900 e ogni volta che si guadagna una boa per girare, si fa davvero difficile nuotare. Sono due giri e penso solo a stare tranquillo,  2200 metri scarsi, 40 minuti e salto fuori dall’acqua come un salmone canadese (congelato).

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Arrivo in zona cambio, Massimo è già andato, Carlo si sta cambiando e mi dice in francese mentre parte : courage ! .

Mi cambio velocemente, infilo tutto nel sacco nero che poi mi verrà portato su all’Alpe d’Huez e parto. C’è un tifo da stadio, sono leggermente stordito da quell’acqua gelida, ho la mandibola bloccata e ho perso momentaneamente la sensibilità di mani e piedi. Piano piano mi riprendo e per farlo pedalo più agile possibile, i primi 24 km fino a Sechilienne circa sono tutti in leggera discesa, si passa dai 770 mt del lago a 385 mt. SLM.

Da Sechilienne si sale l’Alpe du Grand Serre, 16km di salita costante sino a quota 1375mt. Salgo abbastanza bene, è qui che incontro prima Carlo, poi Massimo che mi dice: Va Pian ! 

Col d'Ornon

Dall’Alpe du Grand Serre si scende nuovamente fino a Valbonnais a quota 790mt, e da li si risale il Col d’Ornon a 1371mt. La salita al Col d’Ornon è circa 25km, ha inizialmente una pendenza abbastanza blanda, lunghi rettilinei in mezzo ad una valle stretta e selvaggia sino a quando un bosco delimita gli ultimi 5km che impennano per portarti alla, come dicono in Francia, Sommet.

Poco più di 10km di discesa molto veloce e tecnica, 4 km di pianura e si arriva a Bourg d’Oisans a quota 730mt. C’è molta gente nel paese e un ristoro tra i molti incontrati lungo il percorso precede la salita che intitola la competizione. Mi idrato bene e procedo per l’ultima salita, 1100 metri di dislivello (da 740 a 1850 metri) su 14 km di sviluppo, con una pendenza media vicina all’8%, questa è l’Alpe d’Huez.

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21 tornanti, ognuno intitolato ad un grande campione del ciclismo, è veramente incredibile, una salita tecnicissima, molla raramente la pendenza e solo pochi tornanti ti danno la possibilità di riposare, salgo tranquillo spingendo bene, ho 100 km sulle gambe e quasi 40 solo di salita, gli ultimi 15 km non mi uccideranno penso. La gente tifa forte e quando ti alzi sui pedali applaudono, anche le auto che ti superano ti applaudono e quando arrivo agli ultimi chilometri il tifo si fa più forte, ti incoraggiano e io non riesco nemmeno a ringraziare tutti.

In poco tempo mi ritrovo alla seconda zona cambio, prendo fiato, infilo le scarpe da corsa e via, ora si corre, 21km di altro su e giù in quota tra 1850 e 2000 mt. circa. Il paesaggio è bellissimo, tre giri da 7 km, ogni giro un braccialetto, per farti ricordare che se ne hai due… te ne manca uno, se ne hai tre puoi andare al traguardo.

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Sette ore e nove minuti, è così che il cronometro si ferma, il lungo rettilineo di arrivo mi accoglie con applausi e “batti il 5” dei bambini li a tifare, non posso fare altro che applaudire tutta la gente che è li a guardare, tifare, incoraggiare, lavorare tutta per me e altri 900 come me. Sono 79° e felice di aver concluso. Complimenti davvero alla Francia e ai Francesi, per questa sconfinata passione e rispetto per lo sport, per il ciclismo il triathlon e qualsiasi sport di fatica ci faccia stare bene.

la Francia, le sue salite e il rispetto per il ciclismo

Oggi sulle Hautes Alpes la temperatura è ideale per un uscita in bici da corsa. Sono a Les Orres, 1800 mt sul livello del mare, 15 km da Embrun in Francia. Ore 8:00, comincio il mio tour con la discesa verso Embrun, l’idea è di girare attorno al lago di Serre Poncon, già che ci sono farmi la tappa della cronometro del Tour de France di mercoledì 17 luglio fino a Chorges, scendere all’estremità sud del lago e tornare poi verso nord passando nuovamente per Embrun. Ho calcolato i chilometri con una cartina del luogo e più o meno dovrebbero essere 140, non ho calcolato il dislivello ma come al solito non ci penso.

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Attorno al lago di Serre Poncon non ci sono altro che montagne, la pianura non è contemplata. I paesaggi sono incredibili, molto verde, strade poco trafficate, le auto che arrivano dietro, rallentano, si accertano che non arrivi nessuno in senso opposto e poi mettono la freccia per superarti, incredibile. Ci sono persone che quando ti vedono in salita ti incoraggiano, sorridono e ti salutano, capito ? Comunque il tour continua, arrivo all’estremità ovest del lago e mi fermo un momento a consultare la carta geografica. Sono in una piazzola di sosta e dopo pochi secondi dalla direzione dove dovrei proseguire arriva un ciclista, anzi una ciclista, età apparente 50. Chiaramente ci salutiamo e da li a poco arrivano anche altre due donne, la prima arrivata ha le prolunghe e io dopo avergli chiesto delle info per il percorso da seguire gli chiedo se è una triathleta. Quella con le prolunghe prova a dirmi qualcosa in inglese ma non capisco, così l’amica vedendola in difficoltà mi guarda e dice: ha fatto 10 volte EmbrunMan e l’ha vinto 2. Gli faccio i complimenti ( anche se dovrei inchinarmi ) e dopo avermi chiesto se lo farò quest’anno rispondo di si e che sono li per visitare la zona.

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Mi sorridono, promettono che saranno sulla salita del Col dell’Isoard per tifarmi e ci salutiamo. Tra salite e discese il mio tour riprende, l’emozione che mi trasmette la bicicletta in questi luoghi è amplificata da molte cose, è come se ci fosse qualcosa di magico tra queste montagne e questi fiumi impetuosi. Torno verso Embrun, l’ultima salita di 15 km mi attende, la faccio pensando a questi due Triathlon d’estate Francese, 24 Luglio Triathlon dell’Alp d’Huez, 15 agosto EmbrunMan.

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Idroman 2013 “no pain no gain”

Quando tutte le fatiche e i sacrifici ti portano a raggiungere i risultati sperati e inaspettati, diventa il giorno più bello, l’emozione più forte e tutto sembra incredibile. Idroman 2013, il triathlon K113 su distanza media (1,9 swim – 90 bike – 21 run ) tra i più duri d’europa, è la gara che finora mi ha regalato le emozioni più belle in ormai 4 anni da Triathleta.

Sabato 22 giugno io e Carlo, amico/compagno di squadra partiamo per il lago d’Idro, il mio Westfalia ancora una volta è teatro di avventure sportive. Passiamo prima dalla Stazione Ferroviaria di Lecco per dare un passaggio a Phil e Michelle Parsons, giunti dall’Inghilterra per il Triathlon Terribile.

Arriviamo a Idro nel primo pomeriggio e subito incontriamo gli amici di Lecco e dintorni, l’atmosfera è bella rilassata e ci si mette d’accordo per cenare tutti assieme in una spaghetteria di un eclettico olandese, che abbina l’insalata con gli spaghetti. Ore 22:30, tutti più o meno in posizione orizzontale, la partenza del K113 è alle 7:30 e bisogna dormire per svegliarsi presto, fare colazione abbondante, andare in zona cambio un’ora prima ect ect ect…

Il sole è sorto e siamo tutti sul prato di fronte al piccolo lago d’Idro. Mancano pochi minuti, la spunta e tutti in acqua allineati tra la canoa e la prima boa.

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Via !

Due giri, 1900 metri, cerco di nuotare sciolto, le prime bracciate sono come al solito un pò affannate, la prima boa però si avvicina e girando in senso orario il sole da destra passa di fronte, poi a sinistra e così via. Esco dall’acqua 50°, un pò meglio del solito, la Canottieri Master Lecco è servita a qualcosa, da invalido in acqua a nuotatore semi-invalido. Grazie Ricky che porti pazienza da ormai un anno.

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Ora però arriva quello che mi piace, come un bimbo che infila il dito nella panna della torta prendo la mia bici. Dopo le prime pedalate abbasso lo sguardo e mi accorgo di essermi dimenticato la borraccia. Non ho parole, mi arrangerò con quelle dei ristori e comunque non ci penso carbo-gel e barrette ne ho abbastanza. Salgo salite, scendo discese, spingo bene, sto bene e tutto il dislivello e i chilometri che ho sulle gambe mi ripagano. Ritorno in zona cambio dopo 3 ore e 14 minuti, quasi novanta chilometri di su e giù a circa 28 di media mi soddisfano abbastanza. Ora si corre, non so bene in che posizione sono ma dentro i primi 15 di sicuro, sto bene, corro e spingo bene, ho qualche dolorino di varia origine ma non ci penso e soffro in silenzio. Non mi fermo mai, cerco di prendere acqua e sali ai ristori correndo senza rallentare mai, i bicchierini di carta presi di corsa per la maggior parte delle volte si svuotano ma i ristori sono molti e basta anche un goccio per restare idratato. Controllo poco il Gps, la media è buona, ho superato qualcuno che mi era davanti, ma non so bene in che posizione sono ora, quindi spingo tutto quello che posso.

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Ormai sono in dirittura d’arrivo, il cronometro segna 5 ore e 19, nel rettilineo di arrivo c’è Mario Brioschi che mi da la mano…

Sono ottavo assoluto, felice e soddisfatto, il mio più bel risultato in un Triathlon.

Challenge Rimini 2013

26 maggio 2013

Eccoci al  primo vero Triathlon della stagione, un K113.

Rimini avrebbe dovuto essere la certezza del sole, spiaggia e caldo… Di certo non mi aspettavo che la sera prima della gara ci fossero 8° con pioggia. Al mattino alle 6 quando ho aperto la tenda del mio Westfalia ancora piove e c’é parecchio vento. Penso alla mia bici che ha passato tutta la notte benché coperta al freddo e al gelo e che tra qualche ora devo entrare in acqua.

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Faccio colazione avvolto nel sacco a pelo di piuma svegliando il mio amico Gabriele che dorme al piano di sopra poi mi cambio velocemente e ce ne andiamo nel primo bar aperto a prenderci un caffè. Di certo le condizioni meteo non invogliano, ma sono fiducioso, il meteo da un cambiamento attorno alle 10 ed io non posso fare altro che crederci.

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La zona cambio apre alle 07:40, ci sono 1200 bici coperte sotto un cielo plumbeo, non ci si mette poco dall’entrata ad arrivare alla mia nr. 784 e mentre lo faccio cerco di memorizzare la posizione. Preparo le scarpe da bici attaccate con gli elastici, quelle da corsa dentro un sacchetto, i miei carbo-gel, una maglia e un gilet da bici per il freddo, una mantellina per la pioggia, gli occhiali con le lenti gialle, un berrettino per correre e infine gonfio a 9 Bar le gomme.

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Ok tutti in spiaggia, muta bella chiusa, mi avvolgo anche una mantellina di alluminio per stare caldo che fa il suo effetto, come al solito provo l’acqua tanto manca mezz’ora alla partenza, la corrente è molto forte e l’onda è parecchio alta, secondo me uno o due metri ci sono. L’onda il mare e il freddo sono l’argomento ufficiale della mattina, tutti non parlano d’altro, che traiettoria prendere, la boa non si vede nemmeno quando nuoti ect ect.

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Ci siamo, partenza categoria M1 ore 9:45, si parte in ritardo di 15 minuti, tromba da stadio … VIA !

Nuotare in un mare come l’adriatico già non è tra le esperienze più belle, se poi è mosso e la boa che devi raggiungere non la vedi se non quando l’onda ti alza, allora può essere che ti vien voglia di tornare indietro e confesso di averci pensato. Non so quante centinaia di metri in più ho fatto, la traccia GPS vista dopo non è proprio dritta. La prima boa ho fatto davvero fatica a raggiungerla con la corrente che mi spingeva di lato, ho dovuto fermarmi parecchie volte per capire se stavo andando dalla parte giusta e ho bevuto anche parecchia acqua salata cercando di farlo. Nonostante tutto sono ritornato alla spiaggia finendo la frazione.

Esco dall’acqua e c’è il sole, non ci posso credere, tolgo la parte sopra della muta e lo sento sulle spalle che mi scalda, corro alla zona cambio che non è vicina, arrivo finalmente alla mia bici, mi preparo lasciando volutamente sul posto la mantellina (sono fiducioso e al massimo me la prenderò con chi ha fatto il meteo) e saluto Gabriele. Il percorso bici parte percorrendo tutto il lungo mare di Rimini verso sud quasi fino a Riccione poi si entra verso gli Appennini, da li un saliscendi continuo. Il percorso è molto bello e completamente chiuso al traffico, le salite sono poco impegnative e le discese veloci. Novanta chilometri tra colline, sole, mare sullo sfondo e vento per lo più contrario. Le medie non salgono molto ma riesco comunque a chiudere attorno ai 31.

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Gli ultimi 10 km circa sono tutti da Riccione verso Rimini, tutto sul lungo mare e tutti controvento, la temperatura ora è decente, comincio a togliermi i guanti e i manicotti, arriva la zona cambio, scendo al volo dalla bici e per non sbagliare il posto, controllo velocemente il mio pettorale. La lucidità non è al massimo e la zona cambio e talmente lunga che non è difficile sbagliare.

Pochi secondi e mi ritrovo a correre, la “mia” frazione, ossia quella in cui me la dovrei cavare meglio. Parto come un disperato, le mie gambe confermate dal mio Garmin mi fanno capire che devo rallentare, 3:45 non posso di certo tenerlo e infatti pian piano trovo il ritmo giusto. Alla grande rotonda di Piazza Fellini incontro Mario Brioschi da Lecco che mi batte il 5 e mi incita. Il percorso è tutto sul lungo mare, il vento all’andata e contrario e devo girare il mio berrettino. I ristori sono ovunque, spugnaggi, tutto piatto, passa velocemente e felicemente. Sono sotto le 5 ore di 6 minuti e passo il traguardo. A destra e sinistra ci sono due “cheerleaders” (quelle che vediamo agli stadi di football americano) le guardo e mi viene da ridere, poi bevo dell’acqua, mi infilano la medaglia da finisher e penso alla prossima.

Grazie a tutti.

2013, nuovi obbiettivi, nuovi orizzonti…

Si parte con il Challenge di Rimini, 26 maggio, un mezzo IronMan e una grande occasione per “correre” con i veri BIG, faccio 2 nomi:  Chris Mc Cormack e Daniel Fontana. Circa un mese 23 giugno, ed ecco una gara che adoro e che farò per la terza volta, IdroMan, ovvero “Alive to Hell” , un’altro mezzo IronMan con una traccia in bici di 3000 mt di dislivello attivo. Poco meno di un mese 24 luglio “Le Triathlon de Longue Distance EDF de l’Alpe d’Huez”, distanza anomala, 2,2k nuoto, 115 km in bici e 22 km di corsa, una prova che mi porterà dritto per un’altra gara in terra Transalpina, 15 agosto il mitico EmbrunMan, distanza IronMan 3.8km swim, 188 km bike con 5000mt i dislivello attivo e 42km run. Forse poi mi riposerò…

Dimenticavo K113 Italy Man, Lecco 25 Agosto, se sopravvivo…

http://youtu.be/ShBEo0GbetM

http://youtu.be/dWq5ULyWr24

L’Emozione di una Maratona

Ciao Mel

Ciao Miki

Senti, Domenica allora fai la Maratona a Milano ?

Si

Se ti va puoi venire da me a dormire, così poi si va li alla partenza assieme.

Ma dai ! allora la fai anche tu ?

Si, mi è arrivata la conferma di TDS per l’iscrizione e visto che sono due anni che la posticipo, ho deciso di farla anche se non sono allenatissimo.

Vabbè tu con tutte le Maratone che hai alle spalle sarà un gioco, poi bello in partenza con un Maratoneta serio !

Eh si, ma solo in partenza, perchè tu poi vai .

L’importante è esserci Mel, comunque accetto volentieri l’invito per la notte pre-maratona.

Il mio amico Mel mi ospita nella sua casa a Milano, così la sveglia sarà più clemente. Sabato parto da casa in bici, salgo sul treno per Milano e in Stazione Centrale trovo Mel con la sua Fixed (Bicicletta a rapporto fisso senza ruota libera). Ci salutiamo e subito andiamo al Marathon Village per ritirare il pettorale. Un paio d’ore per visitare stand, curiosare, comprarmi un paio di calze nuove per l’indomani e naturalmente ritirare i pettorali con il chip. Tutti e due pettorale giallo da prima griglia !

La sera mangiamo un abbondante piatto di pasta con pomodorini, verdura cotta, bresaola e un pezzo di formaggio, una passeggiata per digerire e come veri atleti alle 22.30 /23 a letto. La sveglia è alle 6:00, colazione con The, pane integrale, gallette di farro, marmellata e caffè prima di uscire. Dalla zona di San-Siro, dova abita Mel si deve prendere un bus e poi una Metro, mezz’oretta e siamo a Roh-Fiera dove avverrà la partenza. All’uscita della Metro una pioggia leggera con 6/7° ci accoglie. Cerco sempre di non lamentarmi troppo del tempo, forse perché non vorrei si incazzasse e facesse peggio, quindi chiudo bene il guscio antipioggia, calco il berretto e metto le mani isoto le ascelle per tenerle calde e cammino.

Un interminabile rettilineo fortunatamente coperto ci porta verso i depositi borse e le griglie di partenza, ci accorgiamo che smette di piovere, giusto in tempo per il riscaldamento (vedi che ho fatto bene a non lamentarmi del tempo). Siamo nel parchegio della Fiera e assieme a noi ci sono gli Etiopi e i Keniani che si scaldano, Mel mi dice : beh almeno qui li possiamo vedere correre, perchè dopo sarà dura.

La partenza è alle 9:20 e la perfetta organizzazione ci consente di spogliarci gli ultimi 15 minuti, per andare alle griglie di partenza. Comincio a sentire il momento, anche se sono sereno, ho fatto tutto, ho preso tutto, gel di carboidrati dietro la schiena, il mio cappellino bianco e allacciato bene le scarpe. Entro finalmente in griglia, sono davanti a 5000 persone che per la maggior parte sono già li pronte per partire. Mel mi da la mano, ci facciamo in bocca al lupo a vicenda, inno nazionale ascoltato in silenzio e finalmente un colpo di cannone (almeno così sembra) da il via.

Da quel momento sono solo, solo con le mie emozioni, solo con il mio cuore che batte a 160/165 battiti per minuto, i chilometri passano 1-2-3-4-5-6……. . Ho con me un Garmin GPS che per scelta ho impostato solo per vedere media totale e tempo. Al 10° chilometro il tempo è qualche secondo sotto i 40 minuti, perfetto direi, le gambe stanno bene, mangio il primo gel di carboidrati, bevo un sorso d’acqua al ristoro e dentro di me dico: sono a 1/4 poco meno. I chilometri scorrono, cerco di stare più coperto possibile dal vento che negli spazi aperti un da pò di fastidio, transitiamo al passaggio del primo cambio delle staffette è li trovo molta gente che ci incita, devo stare concentrato non sono nemmeno a metà, il tifo della gente ti fa alzare il ritmo senza accorgertene e poi il conto arriva. A mio parere la maratona è una corsa delicatissima, si corre come su una trave di equilibrio da Ginnastica artistica, devi stare attento altrimenti cadi.

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Arrivo al passaggio alla mezza, indicatore molto importante, 1h23’40”, sono un orologio svizzero ! Quello che volevo ! Sto bene, supero un gruppetto di 4 atleti che molto lentamente avevo raggiunto, con loro c’è una donna con la bandiera della grecia, si attaccano tutti al mio passo, ma una specie di cavalcavia con una discesa subito dopo, me li fa staccare di una decina di metri. Arrivo al 25° km e l’atleta Greca, stavolta sola, mi arriva dietro di nuovo, mi supera e io mi incollo a lei come un francobollo. Non ho nessuna intenzione di mollare quel ritmo, è perfetto, ha pure le scarpe come le mie e corre costante, qualche chilometro lo faccio davanti anche io ma per la maggior parte del tempo è lei a dettare il ritmo. Non ho persone che conosco lungo il percorso, così almeno credo, ad un tratto sento una voce che incita il mio nome alla mia sinistra vedo un amico, Bruno è di Milano ed era li ad aspettarmi, mi ha fatto molto piacere sentirmi dire anche solo dai Miki sei forte.

In poco tempo, almeno così sembra, arriva il 35° km, mi vengono in mente tutte le cose che si dicono sulla maratona, la crisi del 30° km e un sacco di altre stronzate, io sto bene e una cosa tengo bene in testa, quello che mi ha detto il mio allenatore/amico Ivano, la gara inizia al 35°km, è li che si vede se hai fatto tutte le cose per bene.

Ecco che come la nuvoletta di Fantozzi, nonostante stessi bene, sento arrivare inesorabilmente una leggera contrattura al bicipite femorale. Cerco di correre in maniera diversa, tengo ugualmente il ritmo anche se la Greca la lacio andare qualche metro per non esagerare, il ritmo rimane lo stesso ma al 38° km un crampo dietro la coscia destra mi ferma di botto, cerco un marciapede per strecciare la gamba, si avvicina anche un signore a darmi una mano e qualche minuto dopo (esattamente 2 minuti e 42 secondi) riparto cercando una corsa meno dispendiosa ma comunque abbastanza veloce. In quegl’utltimi 4 km poco più mi passano davanti tutti gli ultimi 6 mesi di allenamenti fatti, le persone che mi hanno aiutato, il mio cane, Francesca in Afghanistan, la mia famiglia, il Triathlon, Ivano il mio allenatore e non so cos’altro. Al 40° km supero uno che probabilmente sta peggio di me e lo incito a finire, quando finalmente vedo l’arrivo ho le lacrime agli occhi e il cronometro segna qualche secondo in meno le 2:50. Tempo ufficiale 2 ore 49 minuti 46 secondi. Il mio amico Mel arriva (senza allenamento) con 3h11, lo aspetto alla zona consegna borse e ci abbracciamo.

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La maratona è davvero una corsa emozionante.